Nella suggestiva Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, a Venezia, il 54º Festival Internazionale del Teatro ha premiato due nomi che raccontano il presente e il futuro della scena contemporanea. Emma Dante, regista palermitana, ha conquistato il Leone d’Oro alla carriera, un riconoscimento che celebra decenni di impegno e originalità. Accanto a lei, il giovane regista greco-albanese Mario Banushi ha ricevuto il Leone d’Argento, simbolo di una nuova generazione pronta a rivoluzionare le forme teatrali. Venezia, ancora una volta, si conferma luogo dove il teatro pulsa più forte.
Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Teatro 2026
Emma Dante, nata a Palermo nel 1967 e diplomata all’Accademia Silvio d’Amico di Roma, ha costruito la sua carriera partendo da radici profonde. Dopo aver iniziato come attrice, ha trovato nella regia la sua vera strada, fondando nel 1999 la compagnia Sud Costa Occidentale. Un vero e proprio laboratorio teatrale che ha raccontato con forza e umanità le contraddizioni della Sicilia di oggi.
Il premio le è stato assegnato per aver portato la Sicilia sul palcoscenico internazionale attraverso un linguaggio drammaturgico che richiama la grande tradizione letteraria locale, da Pirandello a Sciascia, passando per Camilleri e i registi Ciprì e Maresco. Ma soprattutto per aver affrontato temi delicati come la famiglia, la morte, il lutto, l’amore e la violenza, sempre con una poetica semplice e profonda. Sui suoi palchi trovano voce gli ultimi, i marginali, raccontati con ironia e compassione.
Emma Dante ha calcato palcoscenici prestigiosi come il Piccolo Teatro di Milano, la Comédie-Française di Parigi, il Teatro alla Scala, il Festival di Avignone e il Teatro San Carlo di Napoli. Ha anche sperimentato il cinema con “Via Castellana Bandiera”, presentato a Venezia nel 2013. In questa edizione del festival porta in scena “I fantasmi di Basile”, un’opera che richiama l’estetica barocca dello scrittore napoletano Giambattista Basile, confermando la sua capacità di rinnovare il linguaggio del teatro contemporaneo.
Mario Banushi: il giovane che racconta memoria e famiglia
Il Leone d’Argento è andato a Mario Banushi, classe 1998, nato in Albania e cresciuto in Grecia, dove si è diplomato alla Scuola d’Arte Drammatica del Conservatorio di Atene. Il suo teatro si distingue per un linguaggio poetico che va oltre le parole, fatto di silenzi, gesti e immagini cariche di emozione.
La Biennale ha premiato il suo lavoro per il modo in cui intreccia esperienze personali a temi universali come il lutto, i ricordi e le tradizioni familiari. Banushi costruisce scene apparentemente semplici, ma dense di significato, dove il realismo si mescola a elementi astratti per esplorare archetipi esistenziali. La sua arte, radicata nella cultura balcanica, ha anche una forte carica politica, capace di mettere a nudo le contraddizioni del presente.
Dopo il debutto con “Ragada”, nato durante la pandemia in uno spazio raccolto, Banushi si è fatto conoscere con “Goodbye, Lindita”, che ha tenuto il pubblico incollato per tre anni al Teatro Nazionale di Grecia. Il successo della sua trilogia “Romance Familiare” è stato confermato con il terzo capitolo, “Taverna Miresia”, presentato in molti festival internazionali. Alla Biennale presenta per la prima volta l’intera trilogia, proponendo un teatro che coinvolge i sensi più che la mente.
Banushi ha spiegato in un’intervista: «Voglio creare un teatro che la gente senta, non solo capisca. Voglio che immaginiate le vostre storie, che vediate la vostra vita e che poi la viviate davvero». La sua poetica si nutre di ricordi personali ma parla a tutti, grazie a una messa in scena che prende forma attraverso i corpi e il silenzio.
Biennale Di Venezia: tra tradizione e innovazione
I Leoni della Biennale Teatro si inseriscono in una tradizione che ha premiato grandi nomi del teatro europeo e internazionale. Il Leone d’Oro alla carriera ha onorato negli anni personalità come Luca Ronconi, Ariane Mnouchkine, Romeo Castellucci e Krzysztof Warlikowski. Il Leone d’Argento, invece, ha sempre guardato ai giovani e alle realtà più innovative, capaci di spingere il teatro verso nuovi orizzonti.
La scelta per il 2026, voluta anche dal direttore del settore Teatro Willem Dafoe, conferma l’attenzione verso un teatro che unisce radicamento culturale e sperimentazione, tradizione e sguardo moderno. L’abbinamento tra una figura affermata come Emma Dante e un talento emergente come Mario Banushi racconta la vitalità e la varietà delle scene teatrali europee e oltre.
Nel contesto del 54º Festival Internazionale del Teatro, che si tiene a Venezia dal 7 al 21 giugno, la Biennale ribadisce il suo ruolo di punto di riferimento per promuovere e valorizzare esperienze artistiche di alto livello. Tra teatri storici e nuove drammaturgie, la manifestazione conferma il teatro come spazio di incontro, riflessione e innovazione.
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