Un’anomalia nei conti, alcune discrepanze negli incassi e una serie di verifiche che hanno portato alla scoperta di un presunto sistema illecito. È da questi elementi che è partita l’indagine della Procura di Termini Imerese sui P
Sei indagati per peculato, accesi i riflettori sulla gestione degli incassi in alcuni caselli siciliani. Secondo gli investigatori, il meccanismo sarebbe stato ripetuto per mesi e avrebbe consentito di sottrarre denaro destinato al Consorzio Autostrade Siciliano.
Pedaggi autostradali Palermo, sei indagati per peculato
La Procura di Termini Imerese contesta complessivamente 266 episodi di peculato a cinque dipendenti del Consorzio Autostrade Siciliano e a un impiegato di una società privata incaricata della gestione della rete informatica dell’ente. Tutti sono stati raggiunti da un provvedimento di sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio per sei mesi disposto dal giudice per le indagini preliminari.
L’indagine è nata da un esposto presentato dallo stesso Consorzio, che aveva rilevato una differenza tra il numero dei transiti registrati e le somme effettivamente incassate ai caselli di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono lungo l’autostrada Palermo-Messina.
Secondo l’accusa, gli esattori avrebbero trattenuto parte del denaro versato dagli automobilisti sostituendo il tagliando corretto con un altro biglietto che riportava un importo inferiore rispetto al pedaggio realmente dovuto. In questo modo la differenza sarebbe stata sottratta alla contabilizzazione ufficiale.
Pedaggi autostradali Palermo, come sarebbe stato organizzato il sistema
Le indagini della Polizia Stradale di Buonfornello si sono avvalse anche di telecamere installate nei gabbiotti dei caselli, che avrebbero documentato gli stratagemmi utilizzati dagli indagati. Gli investigatori sostengono che il sistema fosse ormai consolidato e basato su procedure ripetute nel tempo.
Tra gli elementi emersi dall’inchiesta vi sarebbe anche la disattivazione temporanea delle corsie automatiche, così da indirizzare un numero maggiore di automobilisti verso le postazioni presidiate dagli operatori coinvolti. Secondo gli inquirenti, questa pratica avrebbe consentito di aumentare il numero delle operazioni effettuate manualmente e, di conseguenza, le somme sottratte.
Gli episodi contestati riguardano il periodo compreso tra novembre 2025 e gennaio 2026. Durante gli interrogatori preventivi gli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il giudice ha evidenziato come le condotte contestate possano rappresentare soltanto una parte di un meccanismo più ampio e consolidato.
L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e sarà l’eventuale processo a stabilire responsabilità e conseguenze giudiziarie. Intanto il caso ha riacceso l’attenzione sui controlli e sulla trasparenza nella gestione delle infrastrutture pubbliche.
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