Una svolta attesa che segna l’inizio di un nuovo capitolo giudiziario e personale. Alberto Stasi ha lasciato il carcere di Bollate, nel Milanese, per scontare la parte residua della sua pena in regime di affidamento in prova ai servizi sociali. L’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per il delitto di Garlasco, si trovava già fuori dal penitenziario per una licenza del fine settimana. Il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Milano ha anticipato i tempi: il quarantaduenne è rientrato in istituto solo per raccogliere i propri effetti personali dalla cella condivisa e ha poi varcato definitivamente l’uscita da un passaggio secondario, lontano dai riflettori della stampa.
Il percorso detentivo di Alberto Stasi e i requisiti della misura alternativa
I giorni trascorsi dietro le sbarre dal 12 dicembre 2015, momento in cui la Cassazione rese definitiva la sentenza, sono stati più di 3.800. La concessione della misura alternativa rappresenta l’ultimo passo verso la totale libertà. L’affidamento in prova è un istituto accessibile a tutti i detenuti con una pena residua inferiore ai quattro anni. Per Alberto Stasi la data di fine pena, calcolando i benefici e gli sconti legati alla buona condotta, è fissata per il 22 ottobre 2028, ovvero tra poco più di due anni. La difesa, guidata dagli avvocati Antonio De Rensis e Giada Bocellari, aveva costruito questo percorso per gradi: nel 2023 era arrivato il permesso per il lavoro esterno e, nell’aprile dello scorso anno, il regime di semilibertà, che imponeva il rientro in struttura solo per le ore notturne. Da oltre tre anni l’uomo lavora stabilmente come contabile presso uno studio professionale nel centro di Milano.
I motivi del parere positivo della Procura Generale
A differenza delle precedenti istanze relative alla semilibertà, che videro la Procura Generale esprimersi negativamente a causa di un’intervista televisiva non autorizzata, questa volta la sostituta pg Valeria Marino ha espresso parere favorevole davanti al presidente del Tribunale di Sorveglianza, Marcello Bortolato. La decisione si fonda sulle relazioni eccellenti dell’area educativa del carcere e su un comportamento ritenuto impeccabile. Tra gli elementi determinanti figurano il fatto che Alberto Stasi abbia formalmente accettato la condanna, pur continuando a dichiararsi estraneo ai fatti, l’avvio del risarcimento economico nei confronti della famiglia Caliendo-Mercolino e il rigoroso silenzio mediatico mantenuto negli ultimi mesi. All’interno del penitenziario l’ex studente della Bocconi ha sempre mantenuto una condotta solitaria e rispettosa, guadagnandosi la considerazione degli altri reclusi anche in virtù di un iter processuale controverso, giunto al verdetto di colpevolezza solo dopo due iniziali assoluzioni e cinque gradi di giudizio.
Le nuove indagini su Garlasco e le prospettive future
La scarcerazione odierna risponde esclusivamente ai parametri dell’ordinamento penitenziario e non è collegata alle istanze di revisione del processo legate alle nuove indagini della Procura di Pavia, che vedono attualmente iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio. Sebbene i fatti di Garlasco siano rimasti formalmente fuori dall’udienza di Milano, l’evoluzione mediatica e le aspettative di una riscrittura del giallo hanno fatto da sfondo al procedimento. Fino a un eventuale e futuribile giudizio di revisione, la verità giudiziaria indica in Alberto Stasi l’unico responsabile del delitto. La procuratrice generale Francesca Nanni analizzerà i nuovi fascicoli dopo la pausa estiva. Nel frattempo, la nuova quotidianità dell’uomo si svilupperà seguendo le rigide prescrizioni firmate dal magistrato di sorveglianza e, come già formalmente stabilito e pianificato, si svolgerà interamente al di fuori dei confini del comune di Garlasco.
