Ieri a Otto e mezzo, su La7, Lilli Gruber e l’europarlamentare Roberto Vannacci si sono confrontati sulla proposta di remigrazione di Futuro Nazionale. Vannacci ha sostenuto che vadano rimpatriati i «clandestini», includendo anche chi ha il permesso di soggiorno scaduto. Il dibattito ha riguardato la possibilità di accordi bilaterali per i rimpatri, la creazione di Centri di permanenza per i rimpatri e i numeri citati dall’europarlamentare per sostenere la fattibilità delle misure.
Il confronto tra Vannacci e Gruber
Gruber ha interrogato Vannacci: «Ma come facciamo a remigrarli? Per rimpatriarli ci vogliono gli accordi bilaterali con i Paesi». Vannacci ha replicato che «gli accordi esistono già con quasi tutti i Paesi» di provenienza degli immigrati, ma che «non vengono applicati».
Come alternativa ha proposto il trasferimento «in un Paese terzo, considerato sicuro, e da lì potranno essere accompagnate nel Paese di origine», aggiungendo: «L’importante è che non stiano da noi. Le piace come soluzione?». Gruber ha ribadito la centralità degli accordi bilaterali, sottolineando che senza intese pratiche i rimpatri non sarebbero realizzabili.
Durante lo scambio Vannacci ha anche imputato responsabilità politiche a forze dell’alleanza di centrodestra, sostenendo che «quando c’è da votare l’implementazione degli accordi di rimpatrio, vota contro» chi fa parte di quella alleanza.
Centri per i rimpatri: cifre citate e scambio finale
Vannacci ha proposto la realizzazione di «tantissimi» Cpr destinati a chi, «dopo ripetuti decreti di espulsione, continua a permanere sul territorio nazionale». Gruber ha riportato la formulazione usata in studio: «Quindi li mettiamo in galere a cielo aperto», e ha rilanciato sul nodo degli accordi con i Paesi d’origine.
Sul punto dei numeri, Vannacci ha citato l’esempio degli Stati Uniti: «Il presidente Trump ha remigrato due milioni di persone in due anni, di cui un milione e mezzo volontariamente. Quindi è possibile e fattibile». Gruber ha controbattuto che «veramente quelli sono dati forniti dall’ex ministra di Trump», facendo riferimento all’articolo che citava Kristi Noem e precisando che «sono dati forniti dall’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, silurata dal presidente degli Stati Uniti nel marzo scorso». Vannacci ha replicato: «Sono dati ufficiali — Lei ha altri dati?». Gruber ha risposto: «Non ho altri dati perché non sto in America».
“Non dica sciocchezze”
“Sono dati ufficiali – replica Vannacci – Lei ha altri dati? Clandestini?”. “Non ho altri dati perché non sto in America”, risponde la giornalista. “Ma le piacciono i clandestini, quindi magari anche i dati clandestini“, rilancia il politico con tono provocatorio. La conduttrice reagisce immediatamente: “No, guardi, a me non piacciono i clandestini. Lei non dica delle sciocchezze, per favore, perché io ho sempre detto che il fenomeno dell’immigrazione va governato, non va strumentalizzato, come fa lei e come fanno tanti altri“.
Nella parte conclusiva il confronto si è spostato sull’identità politica: Vannacci ha definito alcuni membri del suo partito «rifiuti degli altri» e una «sporca dozzina», dichiarando di voler «fare solo gli interessi degli italiani». Gruber ha detto: «Io ho un passaporto italiano, sono sudtirolese di madrelingua tedesca, mi sento una cittadina del mondo e europea». Vannacci ha ribattuto: «Io no invece, non mi sento europeo ma italiano. Ho giurato fedeltà alla Repubblica italiana e non alla ‘rinsecchita’ di Bruxelles». Gruber lo ha richiamato al giuramento sulla Costituzione; Vannacci ha precisato: «Ho giurato sulla Costituzione da militare di leva e poi da ufficiale, non da generale».
La conduttrice ha chiuso il confronto dicendo: «Per parlare di politica internazionale dovrò invitarla un’altra volta».
