Tre perquisizioni, un’indagine che si infittisce. I carabinieri del Ros hanno eseguito una serie di accertamenti nella Corte dei Conti, nel mirino un presunto sistema di corruzione legato al via libera sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Tra gli indagati figurano l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione di Stretto di Messina Spa, e l’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio.
Secondo la Procura di Roma, i tre sono indagati, a vario titolo e in concorso tra loro, per corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione o utilizzazione di segreti d’ufficio. Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un presunto tentativo di influenzare il procedimento di controllo della Corte dei Conti relativo al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto.
L’ex magistrato e la fuga di notizie riservate
Al centro delle accuse c’è l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, in pensione dal febbraio 2026, accusato di aver collaborato attivamente con l’avvocato e l’imprenditore, passando informazioni riservate sulle valutazioni interne tra magistrati contabili. Tra queste, l’anticipazione degli orientamenti dei colleghi e gli sviluppi della Camera di Consiglio in adunanza plenaria. Secondo l’ipotesi accusatoria, tali informazioni riguardavano anche l’esame della deliberazione con cui la Corte dei Conti aveva formulato rilievi sul progetto il 29 ottobre 2025, consentendo ai soggetti interessati di conoscere in anticipo valutazioni e orientamenti interni.
Secondo la Procura, l’avvocato Saccomanno e l’imprenditore Virgiglio avrebbero promesso a Miele sostegno per l’ottenimento di incarichi in enti di diritto pubblico dopo il pensionamento, in cambio di un suo intervento volto a favorire gli interessi collegati all’opera. Gli investigatori ipotizzano inoltre che siano stati avvicinati altri magistrati ritenuti utili e che informazioni coperte da segreto siano state divulgate a soggetti terzi.
Dietro a questa vicenda si profila non solo una corruzione attiva e passiva, ma anche una grave violazione dell’obbligo di riservatezza, fondamentale per chi ricopre ruoli di responsabilità in un organismo come la Corte dei Conti, pilastro del controllo sui conti pubblici.
Ponte sullo stretto: sequestri e verifiche per fare luce sui fatti
Le perquisizioni hanno interessato più luoghi, dalla capitale fino alla Calabria e al Lazio. Sono stati sequestrati numerosi dispositivi elettronici e documenti, che ora saranno analizzati dagli investigatori per raccogliere prove e chiarire la dinamica degli scambi illeciti. Sarà un lavoro fondamentale per capire fino a che punto è arrivato il sistema e se ci sono altri coinvolti.
L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e tutte le accuse dovranno essere accertate nel corso del procedimento. La Procura di Roma, con il supporto del Ros, vuole fare piena luce su un giro di relazioni che, se confermato, potrebbe aver interferito con il corretto svolgimento delle attività di controllo e verifica della Corte dei Conti sul progetto definitivo dell’opera.
Nel frattempo, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha dichiarato che la società è totalmente estranea ai fatti contestati, sottolineando di non aver ricevuto alcuna contestazione nell’ambito dell’inchiesta. L’ad ha inoltre espresso piena fiducia nel lavoro della magistratura e assicurato la massima collaborazione agli inquirenti.
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