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Urso: “Investimenti esteri in Italia cresciuti del 18%”. Dalla Puglia all’ex Ilva, le sfide aperte

Gli investimenti esteri in Puglia crescono, con Brindisi pronta a diventare un polo produttivo chiave. Urso affronta la sfida dell'ex Ilva e punta su tecnologia green e rilancio industriale

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primo piano del Ministro Urso

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Redazione di Redazione

L’Italia è diventata più attrattiva per gli investitori stranieri e punta a consolidare il proprio ruolo nella transizione industriale ed energetica. È il messaggio lanciato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso durante una giornata di incontri tra Brindisi e Taranto, dove sono stati affrontati alcuni dei principali dossier economici del Mezzogiorno, dal rilancio produttivo della Puglia alla complessa vicenda dell’ex Ilva.

Secondo il ministro, nei tre anni dell’attuale esecutivo gli investimenti esteri nel Paese sono aumentati del 18%, un dato che, a suo giudizio, colloca l’Italia tra le destinazioni più attrattive d’Europa insieme alla Spagna.

Le dichiarazioni sono arrivate a margine dell’inaugurazione della nuova Casa del Made in Italy di Brindisi, la terza struttura aperta in Puglia dopo quelle già operative a Bari e Taranto. Lo sportello nasce con l’obiettivo di offrire orientamento alle imprese e alle categorie economiche sui principali incentivi e strumenti di sostegno messi a disposizione dal governo.

Gli investimenti e il ruolo strategico della Puglia secondo Urso

Urso ha sottolineato come la crescita non riguardi soltanto gli investimenti produttivi, ma anche quelli finanziari. Nello stesso periodo, infatti, sarebbero aumentati gli investimenti esteri nella Borsa italiana e nei titoli di Stato, mentre il turismo internazionale avrebbe registrato performance particolarmente positive.

Per il ministro questi risultati rappresentano il segnale di una maggiore affidabilità del sistema Paese in un contesto internazionale caratterizzato da instabilità economica e tensioni geopolitiche.

In questo scenario la Puglia è indicata come uno dei territori strategici per lo sviluppo delle tecnologie legate alla transizione energetica. A confermarlo, secondo Urso, sono gli investimenti industriali già presenti sul territorio, a partire dallo stabilimento Vestas e dai progetti dedicati all’eolico offshore.

L’obiettivo dichiarato è trasformare la regione in un polo di riferimento per le tecnologie green, capace di attrarre nuovi investimenti e generare occupazione qualificata.

Brindisi, in arrivo il tavolo per il nuovo accordo di programma

Tra i temi affrontati durante la visita c’è stato anche il futuro produttivo di Brindisi. Il ministro ha annunciato la prossima convocazione a Roma di un tavolo finalizzato alla definizione di un accordo di programma che dovrebbe coinvolgere numerose aziende interessate a investire nell’area.

L’incontro potrebbe svolgersi prima della pausa estiva e rappresenterebbe un passaggio decisivo per la nascita di un nuovo polo produttivo sostenuto dagli strumenti messi a disposizione dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Parallelamente, il governo seguirà l’attuazione dell’accordo siglato tra Eni Versalis e le organizzazioni sindacali. Tra i dossier aperti figura anche il futuro dell’impianto di cracking, per il quale l’azienda ha già individuato un advisor incaricato di valutare eventuali operazioni di cessione.

Urso ha inoltre rivendicato il lavoro svolto nella gestione delle crisi industriali, sostenendo che negli ultimi tre anni siano state risolte oltre quaranta vertenze nazionali con la salvaguardia dei livelli occupazionali.

La sfida dell’ex Ilva resta il nodo più complesso

Nonostante i risultati rivendicati dal governo, resta aperta la questione dell’ex Ilva di Taranto, definita dal ministro la vertenza più difficile tra quelle ereditate dall’attuale esecutivo.

Intervenendo a margine dell’inaugurazione dell’ampliamento dello stabilimento Vestas Italia di Taranto, Urso ha ricordato che il caso dell’acciaieria continua a essere segnato dalle conseguenze delle precedenti gestioni. Una situazione che si riflette anche nella causa avviata dai commissari straordinari presso il Tribunale di Milano, dove è stata presentata una richiesta di risarcimento danni da 7 miliardi di euro.

Secondo il ministro, la soluzione della crisi richiede il contributo di tutti gli attori coinvolti e un’assunzione condivisa di responsabilità. Taranto, ha spiegato, rappresenta oggi la sfida industriale più complessa del Paese, ma anche uno dei passaggi decisivi per il futuro della siderurgia italiana e dello sviluppo economico del Sud.

La partita resta aperta, così come quella della trasformazione industriale della Puglia, territorio sul quale il governo punta per attrarre investimenti, sviluppare nuove filiere produttive e rafforzare il ruolo dell’Italia nei settori strategici della transizione energetica.

 

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