«Sono morto». Jannik Sinner l’ha detto a un fisioterapista della ATP, senza mezzi termini, nei corridoi della Caja Mágica di Madrid. Arrivava da un tour estenuante: Indian Wells, Miami, Montecarlo. Troppo per un corpo e una mente che chiedevano tregua. Quel grido silenzioso, però, è rimasto inascoltato, persino da lui stesso. Pochi giorni dopo, al Roland Garros, è arrivato il crollo. Dietro la facciata del campione, la fatica nascosta è emersa tutta, senza scampo.
Sinner è arrivato a Madrid dopo aver giocato 29 partite in 71 giorni, tra cui Roma e un Montecarlo non facile, dove però era riuscito a tenere il passo vincendo contro Machac e battendo un Alcaraz non al meglio ma comunque insidioso. Questo ritmo serrato, con continui viaggi tra continenti e superfici diverse, ha iniziato a farsi sentire. Adattarsi all’altitudine di Madrid non è stato semplice: la sconfitta in un set contro Bonzi ha mostrato chiari segnali di stanchezza. Una stanchezza però sottovalutata. Tra match, allenamenti intensi e la pressione costante di media e tifosi, la stagione è diventata una vera e propria odissea. Quel «sono morto» è rimasto un grido soffocato, quasi perso nel frastuono di aspettative e impegni.
Oltre alla fatica fisica, c’è il peso dello stress in un ambiente che non concede pause. Serate piene di impegni promozionali, incontri con sponsor, firmacopie: ogni evento è un ulteriore tassello in una macchina già al limite. In mezzo a tutto questo, trovare il tempo per riposare è diventato quasi impossibile. Massaggi, terapie, bagni ghiacciati non hanno dato i frutti sperati. Il fisioterapista a Madrid ha capito la profondità di quella stanchezza, ma la voglia di continuare a giocare ha spinto a ignorare quei segnali.
Il crollo al Roland Garros di Sinner e il ritorno alla semplicità a Montecarlo
Il Roland Garros 2026 non è stato clemente con Sinner. Partito carico di aspettative, dopo prestazioni altalenanti ma nel complesso positive, si è fermato clamorosamente al secondo turno contro Cerundolo. Un momento difficile da capire dall’esterno, che rappresenta il punto più basso di una stagione faticosa sotto ogni aspetto. Mentre altri big come Alcaraz hanno scelto di prendersi una pausa senza forzare, Sinner ha accumulato una fatica che alla fine si è trasformata in un malore sotto gli occhi di tutti.
Dopo il Roland Garros, Sinner è stato visto a Montecarlo, dove ha rallentato i ritmi. A bordo della sua Vespa rossa, lontano dal lusso delle sue auto – Ferrari, Porsche, Audi – il giovane altoatesino sembra respirare. Quel giro tra le vie del Principato è quasi un gesto simbolico: la voglia di rallentare, di ritrovare un po’ di normalità. La Vespa diventa il segno della semplicità ritrovata, dopo settimane di corsa senza sosta.
Segnali di un equilibrio fragile e il ruolo del team
Lo staff tecnico di Sinner conosce bene quanto sia fragile la situazione quando manca il riposo. Simone Vagnozzi, il suo allenatore, ha più volte detto che molti errori in campo nascono da notti insonni. I cali di energia e i momenti di malessere visti contro Medvedev a Wimbledon, Rune a Melbourne o Spizzirri a gennaio sono la prova che dettagli come la qualità del sonno e la gestione dell’allenamento hanno un impatto diretto sulle prestazioni.
Il periodo prima del Roland Garros è stato complicato anche da altri problemi, come un’influenza presa a Natale che lo ha costretto a saltare momenti importanti per mantenere la forma. Ogni piccolo segnale di malessere si riflette sul gioco, e in un circuito così competitivo, queste difficoltà si trasformano in punti per gli avversari.
C’è poi la pressione psicologica: le aspettative di un’intera nazione, le conferenze stampa, le foto, gli appuntamenti con gli sponsor. Tutto questo pesa e si accumula, diventando una fatica emotiva oltre che fisica. Nel complesso, la macchina funziona ma è fragile, ha bisogno di pause e ascolto per evitare rotture improvvise.
