Si accende lo scontro tra istituzioni europee sul possibile utilizzo dei fondi di coesione per fronteggiare la crisi energetica. Da un lato la Commissione europea, con il vicepresidente Raffaele Fitto, che spinge per una maggiore flessibilità nell’impiego delle risorse. Dall’altro il Comitato europeo delle Regioni, che critica duramente l’ipotesi di trasformare questi strumenti in una risposta emergenziale ai rincari.
Fitto: “Fondi UE mobilitabili contro crisi energetica e geopolitica”
Nella sua comunicazione ai ministri dei 27 Stati membri, Fitto ha indicato la possibilità di ricorrere ai principali strumenti della politica di coesione per affrontare le conseguenze del caro energia e delle tensioni geopolitiche. In particolare vengono richiamati il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Just Transition Fund.
Il vicepresidente della Commissione ha sottolineato come questi strumenti possano rappresentare un supporto decisivo per gestire le nuove sfide, aprendo anche alla revisione dei programmi in corso e a un utilizzo più flessibile delle risorse già allocate.
La linea della Commissione: flessibilità e nuove revisioni dei programmi
Nel testo della lettera, visionato dall’ANSA, Fitto evidenzia la disponibilità della Commissione a collaborare con gli Stati membri per massimizzare l’efficacia dei fondi. L’obiettivo dichiarato è quello di accelerare la transizione e affrontare anche settori specifici come quello dei fertilizzanti e delle attività collegate.
Viene inoltre richiamata la possibilità di sfruttare il cosiddetto “Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato relativo alla crisi in Medio Oriente”, insieme a eventuali ulteriori revisioni dei programmi di coesione già esistenti.
Fitto: “Usare subito tutti gli strumenti disponibili contro il caro energia”
In un successivo intervento sui social, il vicepresidente della Commissione ha ribadito l’urgenza di intervenire per sostenere cittadini e imprese colpiti dall’aumento dei costi energetici. Fitto ha spiegato di aver scritto ai ministri competenti e annunciato un’analoga comunicazione rivolta alle Regioni.
Secondo quanto evidenziato, l’Unione europea dispone di tre principali fondi per la transizione e la gestione della crisi energetica: il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta. Tra le misure indicate figurano anche la creazione di strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e la riprogrammazione delle risorse già assegnate.
Fitto ha inoltre ricordato che una recente revisione della politica di coesione ha già permesso di riallocare 34,6 miliardi di euro verso settori strategici come competitività, difesa, edilizia, acqua ed energia.
La replica delle Regioni UE: “I fondi non sono un bancomat”
A stretto giro è arrivata la risposta del Comitato europeo delle Regioni, guidato da Kata Tüttő, che ha respinto con fermezza l’impostazione della Commissione. In un messaggio pubblicato su X, la presidente ha criticato l’idea di utilizzare i fondi di coesione come strumento di emergenza, definendola una semplificazione eccessiva.
Secondo Tüttő, questa impostazione rischierebbe di trasformare una politica di investimento strutturale in una misura tampone, con effetti di breve periodo e conseguente indebolimento degli investimenti nel lungo termine. Ha inoltre ricordato che molte delle risorse risultano già impegnate.
Il ruolo della coesione e la chiusura polemica
Pur nella critica, il Comitato europeo delle Regioni ha riconosciuto il ruolo centrale della politica di coesione nella transizione energetica dell’Unione europea, sottolineando come abbia contribuito a rafforzare la resilienza dei territori e a migliorare il mix energetico e l’efficienza.
La chiusura della presidente è stata però netta e ironica, segnando la distanza politica con la Commissione: “La transizione giusta riposi in pace”.
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