In un clima di tensione palpabile, mitigato solo dall’ironia dei conduttori, Paolo Zampolli è stato protagonista dell’ultima puntata di Pulp Podcast. L’intervista rappresenta un unicum nel panorama mediatico: l’uomo che ha citato in giudizio gli stessi host per una richiesta risarcitoria di 5 milioni di euro ha deciso di sedersi al loro tavolo per “chiarire” la sua posizione. Definito come il braccio destro di Donald Trump e attualmente Rappresentante Speciale degli Stati Uniti per le partnership globali, Zampolli ha ripercorso la sua incredibile ascesa da agente di modelle a New York fino ai vertici della diplomazia internazionale e del business miliardario.
Business e diplomazia: l’agenda “America First” di Paolo Zampolli
Il ruolo di Paolo Zampolli nell’attuale scacchiere geopolitico è strettamente legato alla visione economica del 47° Presidente degli Stati Uniti. Durante il podcast, Zampolli ha spiegato con orgoglio la sua funzione: “Il mio titolo è Global Partnership. Io mi occupo di tutto quello che è l’agenda America First del presidente, che vuol dire che la nostra amministrazione è basata sul business”.
Uno dei successi più clamorosi citati è la vendita di una flotta di Boeing all’Uzbekistan, un affare da 20 miliardi di dollari concluso in soli venti minuti, che gli ha guadagnato il plauso del Financial Times. La sua filosofia di vita e di lavoro traspare chiaramente quando afferma con una punta di vanteria: “Io ho venduto anche il ghiaccio agli Eschimesi”. Oltre al business, Zampolli ha promosso la “Sport Diplomacy”, un’iniziativa per usare lo sport come ponte diplomatico, arrivando persino a suggerire a Gianni Infantino di ripescare l’Italia per i Mondiali qualora l’Iran fosse stato esclusa.
Dal caso Epstein al legame con la famiglia Trump
Gran parte del confronto si è concentrato sulle ombre che hanno lambito la carriera di Paolo Zampolli, in particolare l’associazione del suo nome agli “Epstein files”. Zampolli ha smentito categoricamente ogni coinvolgimento illecito, precisando di essere citato nei documenti solo perché Jeffrey Epstein lo considerava un ostacolo: “Il New York Times ha scritto che il signor Epstein nelle email scriveva che io ero un ‘trouble’, un problema per lui; non ero il suo amico, non andavo nell’isola con lui”, ha dichiarato con fermezza, aggiungendo di aver sempre considerato Epstein un “malato mentale” dedito a pratiche “disgustose”.
Il suo legame con Trump è invece profondo e personale: è stato proprio Zampolli, negli anni ’90, a presentare Melania Knauss a Donald Trump durante una festa della Fashion Week a New York. Da quel momento, il loro rapporto si è trasformato da amicizia in una collaborazione professionale di alto livello. Nonostante le controversie legali e gli attacchi mediatici, che lo hanno portato a denunciare anche la trasmissione Report, Zampolli continua a navigare nei corridoi del potere, convinto che il futuro passi per accordi commerciali globali e una difesa strenua dell’immagine della Casa Bianca.
