«Ho paura che i robot ci rubino il lavoro», confessa una giovane di 22 anni. Non è un timore isolato, ma un sentimento diffuso tra la generazione Z negli Stati Uniti. In meno di un anno, l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale è sceso del 14%. Non si tratta solo di un calo passeggero: è un segnale chiaro che l’IA, un tempo vista come una promessa, oggi suscita più ansia che speranza. Il motivo? Il futuro del lavoro, incerto e minacciato da macchine sempre più capaci. Un sondaggio condotto su oltre 1.500 giovani conferma questa nuova, crescente inquietudine.
I dati sull’IA
Il 51% dei ragazzi tra i 14 e i 29 anni usa regolarmente chatbot, una quota stabile, ma i sentimenti verso queste tecnologie sono cambiati parecchio. Secondo il sondaggio realizzato da Walton Family Foundation, GSV Ventures e Gallup, il 42% dei giovani prova ansia pensando all’IA: una percentuale ancora alta, anche se non in crescita rispetto all’anno scorso. A destare maggiore attenzione è però l’aumento della rabbia, salita del 9% fino al 31%. Nel frattempo, la speranza legata all’IA è scesa al 18%, e il consenso generale è calato al 22%.
Dietro questi numeri c’è un clima di incertezza diffuso. Molti giovani, soprattutto chi ha già un piede nel mondo del lavoro, mettono in dubbio i vantaggi dell’IA, convinti che i rischi siano superiori. La fiducia in un futuro lavorativo che si appoggi su sistemi intelligenti è più bassa rispetto a quella riposta nel lavoro svolto esclusivamente da persone. Eppure, quasi la metà di chi studia vuole comunque imparare a utilizzare l’IA durante l’università o nel proprio mestiere, segno di un rapporto complicato fatto di curiosità e timore.
Contestazioni nelle cerimonie di laurea: il malessere dei giovani
Le tensioni su questi temi sono esplose anche nelle ultime cerimonie di laurea. A maggio 2023, all’Università dell’Arizona, Eric Schmidt, ex CEO di Google, è stato interrotto da fischi e proteste mentre parlava dell’impatto dell’IA su lavoro, scuola e vita quotidiana. I giovani presenti hanno manifestato chiaramente il loro dissenso.
Situazioni simili sono accadute all’Università della Florida Centrale, dove Gloria Caulfield, dirigente immobiliare ed ex studentessa, ha ricevuto fischi dopo aver definito l’arrivo dell’IA “la prossima rivoluzione industriale”. La platea ha mostrato anche un certo rimpianto per un’epoca in cui la tecnologia digitale non dominava ancora le giornate, applaudendo quando Caulfield ha ricordato che fino a pochi anni fa l’IA non era così pervasiva.
Questi episodi raccontano un malessere profondo e uno scontro generazionale che attraversa l’America di oggi. Da un lato ci sono le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, dall’altro la paura reale per il futuro professionale e sociale di chi cresce in un mondo sempre più dominato dagli algoritmi e dall’automazione.
