All’inizio del 2025, in Italia ci sono 121 detenuti ogni 100 posti disponibili nelle carceri. Un dato allarmante, che colloca il nostro Paese tra i peggiori in Europa per sovraffollamento carcerario, superato solo da Turchia, Francia e Croazia. È il quadro emerso dall’ultimo rapporto del Consiglio d’Europa, redatto dall’Università di Losanna e basato su 46 Stati membri. Un’emergenza che si trascina da anni, senza segnali concreti di miglioramento, nonostante gli allarmi lanciati a più riprese.
Secondo l’indagine del Consiglio d’Europa, almeno nove Paesi membri devono fare i conti con una pressione eccessiva nelle loro carceri. In Italia la situazione è particolarmente critica: i detenuti superano di gran lunga la capacità regolamentare degli istituti. Negli ultimi dodici mesi, il numero di sistemi penitenziari con problemi gravissimi è salito da sei a nove. Oltre al nostro Paese, anche Malta, Cipro, Ungheria, Belgio e Irlanda mostrano strutture che lavorano ben oltre il limite consentito. La questione riguarda anche Finlandia, Grecia, Scozia, Macedonia del Nord e Svezia, dove le carceri sono ormai al limite. Il quadro europeo è dunque segnato da un fenomeno persistente, che sembra sfuggire agli sforzi per contenerlo.
Carceri Italiane, il rapporto Antigone 2026: numeri che allarmano
A fine aprile 2026, il XXII Rapporto Antigone racconta un’Italia in affanno. La popolazione detenuta conta 64.436 persone, mentre la capienza regolamentare non supera i 51.265 posti, con quelli effettivamente disponibili fermi a 46.318. Il tasso di sovraffollamento reale sfiora il 140%. Dei 189 istituti penitenziari del Paese, 73 hanno un affollamento superiore o uguale al 150%, e 8 superano addirittura il 200%. Solo 22 strutture non sono sovraffollate. Nonostante il governo abbia annunciato un Piano carceri, i posti disponibili sono calati di 537 dall’avvio del piano stesso, segno che le infrastrutture faticano a tenere il passo con l’aumento dei detenuti.
Dietro le sbarre, crescono le tensioni: richieste di riforma sempre più urgenti
Il rapporto mette in luce anche le condizioni di vita dentro le carceri. Oltre il 60% dei detenuti resta in cella per quasi tutta la giornata. Le sezioni a sorveglianza dinamica riguardano appena il 22,5% dei reclusi. Le recenti direttive del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno inasprito le restrizioni, riducendo gli spazi e i momenti di socialità o attività all’aperto. Il clima si fa più teso: le aggressioni al personale sono aumentate del 12,4%, mentre quelle tra detenuti sono cresciute del 73% rispetto al 2021.
L’associazione Antigone denuncia un uso eccessivo di misure punitive che non migliorano la sicurezza, ma alimentano isolamento e frustrazione. La richiesta è chiara: serve un cambio di passo. Tra le proposte, un piano estivo per rivitalizzare le carceri, misure alternative alla detenzione per ridurre il sovraffollamento, la riapertura di sezioni scolastiche e universitarie, più opportunità di lavoro e svago, meno isolamento e un’assistenza sanitaria più adeguata. Solo così, avverte Antigone, si potrà frenare l’impennata di suicidi e atti autolesionisti, che negli ultimi anni hanno raggiunto livelli mai visti da decenni.
