“Se non stiamo attenti, il partito repubblicano rischia di perdere la sua strada”. Donald Trump non usa mezzi termini quando parla del futuro degli Stati Uniti e della leadership nel 2028. Tra accuse ai media, critiche agli avversari interni e duri attacchi alla Corte Suprema per le decisioni sui dazi, l’ex presidente sembra più che mai determinato a tenere il centro della scena politica. In un clima fatto di tensioni economiche e dossier internazionali, il suo ruolo non accenna a diminuire, confermando quanto il suo peso sia ancora decisivo nel dibattito nazionale.
Il 18 maggio a Washington, Trump ha parlato senza giri di parole sulla scelta del candidato repubblicano per il 2028. Tra i papabili cita il figlio Don Jr, il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.
“Chiunque sarà scelto avrà un ruolo importante”, ha detto, ma ha avvertito: “Se si sceglie la persona sbagliata sarà un disastro”. Un messaggio chiaro che sottolinea quanto sia delicata questa fase politica, soprattutto in un momento difficile per gli Stati Uniti sul fronte economico e diplomatico.
Corte Suprema boccia i dazi: Trump furioso promette battaglia
La Corte Suprema ha recentemente annullato i dazi tradizionali imposti durante l’amministrazione Trump, scatenando la reazione dura dell’ex presidente. In un’intervista a Fortune ha detto di essere “davvero incazzato” e di non voler abbandonare il piano. Pur ammettendo che i ricavi previsti, inizialmente stimati a 600 miliardi di dollari l’anno, saranno dimezzati, assicura che cercherà vie alternative per reintrodurre tariffe e protezionismi. Uno scontro che mette in luce non solo le tensioni tra poteri, ma anche le difficoltà generate dalle sue politiche commerciali aggressive a livello globale.
Trump contro i media: “Raccontano una storia falsa sull’Iran”
Il presidente ha più volte attaccato i grandi media americani, accusandoli di aver “perso la bussola” e di raccontare una versione distorta della guerra in Iran. Nel mirino ci sono testate come il New York Times, il Wall Street Journal e la CNN, definiti “fallimentari, corrotti e irrilevanti”. Trump sostiene che ogni segnale di resa iraniana viene dipinto come una vittoria per il regime. Denuncia inoltre la doppiezza di Teheran, che firma accordi ma poi invia documenti con condizioni diverse, alimentando sfiducia e complicazioni nei rapporti diplomatici con Washington.
Guerra In Iran e politica monetaria: Trump blocca il taglio dei tassi finché dura il conflitto
Intervistato, Trump ha collegato la situazione economica americana all’evolversi della guerra in Iran. Ha detto chiaro e tondo che la Federal Reserve non potrà abbassare i tassi di interesse finché il conflitto non sarà finito.
“Non si possono fare valutazioni precise finché la guerra continua”, ha spiegato. Un riconoscimento che gli eventi geopolitici pesano sull’economia interna, condizionando le scelte monetarie e il benessere degli americani, in attesa di una stabilizzazione che permetta manovre di stimolo.
Trump ritira la causa da 10 miliardi contro l’agenzia delle entrate
Trump ha deciso di ritirare la causa da 10 miliardi contro l’agenzia delle entrate, legata alla fuga di notizie del 2019 sulle sue informazioni fiscali. Secondo i media americani, questa mossa fa parte di un possibile accordo che prevede un fondo da 1,7 miliardi di dollari destinato a risarcire le vittime di quella fuga di dati.
Soldi che non andranno a Trump, ma a chi è stato colpito da quella vicenda, considerata un uso strumentale delle informazioni da parte del Dipartimento di Giustizia sotto l’amministrazione Biden.
