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Delitto Poggi, gli ex legali di Sempio avrebbero ottenuto illecitamente documenti riservati di Stasi

L’inchiesta di Brescia rivela irregolarità e scambi illeciti di documenti riservati nel caso Poggi, sollevando dubbi sulla trasparenza delle indagini e sulle prove acquisite

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Garlasco: parlano i consulenti della difesa di Stasi

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Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Milano, 8 maggio 2026 – L’inchiesta bresciana che coinvolge l’ex procuratore pavese Mario Venditti e il padre di Andrea Sempio ha svelato nuovi e inquietanti sviluppi sulle modalità con cui alcuni attori della vicenda giudiziaria hanno operato, gettando ombre sull’intero procedimento relativo al delitto di Chiara Poggi. In un’informativa dettagliata di oltre 300 pagine, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno ricostruito passaggi chiave dell’indagine, evidenziando l’illecito ottenimento da parte degli ex legali di Sempio della documentazione riservata, tra cui l’esposto della difesa di Alberto Stasi e la consulenza Fabbri-Linarello sul Dna ritrovato sotto le unghie della vittima.

Illeciti e contatti non giustificati nelle indagini

Nel corso delle indagini, è emerso che i legali di Andrea Sempio sarebbero entrati in possesso di documenti sensibili in modo illecito, documenti che formalmente erano stati acquisiti dal generale Garofano, consulente della difesa di Sempio nella prima inchiesta a suo carico, proprio tramite quegli stessi legali. I carabinieri sottolineano che il materiale comprendeva l’esposto e la consulenza relativa al Dna sulle unghie di Chiara Poggi, elementi fondamentali per la difesa.

L’informativa mette inoltre in luce il comportamento del maresciallo Maurizio Pappalardo, ex comandante del nucleo informativo del comando provinciale dei Carabinieri di Pavia, condannato a cinque anni e otto mesi per corruzione e stalking nel processo Clean 2. Pappalardo sarebbe stato presente in Procura a Pavia il 24 dicembre 2016, in un giorno di riposo, e nel suo telefono sono state trovate fotografie di documenti riservati, presumibilmente parte del fascicolo contro Sempio. Secondo gli investigatori, Pappalardo potrebbe rientrare tra coloro che, in modo illecito, hanno favorito la diffusione di documenti proibiti ad Andrea Sempio.

Viene altresì evidenziata la presenza di contatti ingiustificati tra Sempio e un ex carabiniere di Pavia, Sapone, mai menzionati nelle annotazioni ufficiali sui tabulati telefonici, cosa che ha alimentato sospetti sulla superficialità e su possibili irregolarità nelle prime fasi dell’indagine.

La ricostruzione delle contraddizioni nel caso Stasi

L’informativa analizza con particolare attenzione le incongruenze che emergono dalla precedente condanna di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato come autore del delitto. I carabinieri definiscono la condanna di Stasi una “suggestione cavalcata dai media”, sottolineando la presenza di elementi contraddittori e paradossali.

Tra le anomalie più evidenti, la presunta sparizione della bicicletta nera con cui Stasi avrebbe raggiunto via Pascoli: gli investigatori rilevano come sia stata trovata una sola testimone attendibile, che descrisse una bici molto diversa da quella sequestrata nel 2014. Inoltre, la logica dietro lo scambio dei pedali della bicicletta appare incomprensibile, così come la scelta di non far sparire definitivamente la bici incriminata, comportamento poco compatibile con il profilo di un assassino definito freddo e calcolatore.

Parallelamente, l’informativa ricostruisce la nuova versione del delitto: Andrea Sempio, all’epoca diciannovenne, dopo aver commesso l’omicidio, si sarebbe diretto a piedi verso casa della nonna. I carabinieri hanno anche raccolto e analizzato le agende e i quaderni sequestrati a Sempio, nei quali annotava sogni, ricerche sul Dna e interessi legati a tematiche violente e criminali.

In alcuni appunti, Sempio riferisce di una richiesta di riapertura dell’indagine da parte di Stasi, indicando uno stato di ansia e tensione crescente, con annotazioni quali “Stasi ha chiesto la riapertura”, “mamma in panico per la cosa di Stasi” e “Stasi ricorso in Cassazione”. Questi elementi sono stati estratti da agende personali che ora fanno parte dell’indagine.

Reazioni della famiglia Poggi e aspetti processuali

La famiglia di Chiara Poggi, tramite i propri legali, ha espresso forte preoccupazione per le modalità con cui le indagini sono state condotte, rilevando che i carabinieri sarebbero stati condizionati da contesti poco trasparenti e da collegamenti impropri con ambienti giornalistici. I familiari hanno denunciato di essere stati sottoposti a intercettazioni e aggressioni ripetute, pur mantenendo un atteggiamento rispettoso verso le istituzioni e confidando nel corretto svolgimento degli accertamenti nelle sedi opportune.

Un aspetto emerso dalle intercettazioni riguarda uno scontrino di un parcheggio a Vigevano, datato 13 agosto 2007, che Sempio avrebbe prodotto come alibi. In un colloquio intercettato, il padre di Sempio afferma alla madre: “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!”, insinuando dubbi sull’autenticità della prova.

Le nuove rilevazioni mettono così in discussione le precedenti certezze processuali, rilanciando questioni delicate che coinvolgono non solo i protagonisti diretti dell’inchiesta ma anche l’intero sistema giudiziario che ha affrontato uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi decenni.

Potrebbe interessarti anche questo articolo: Delitto di Garlasco, Sempio intercettato: “Chiara non doveva mettere giù il telefono”

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