Milano, 7 maggio 2026 – Proseguono le indagini della Procura generale di Milano riguardo alla grazia concessa a Nicole Minetti. Dai primi riscontri, che hanno coinvolto anche verifiche in Uruguay e Spagna tramite l’Interpol, non emergono elementi che possano modificare il parere favorevole già espresso dagli inquirenti sul provvedimento di clemenza.
Verifiche internazionali e accertamenti in corso
La procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa hanno confermato che, sebbene le indagini non siano ancora concluse, le informazioni finora raccolte non hanno fornito motivi per rivedere il giudizio positivo espresso in precedenza. In particolare, l’Interpol ha escluso la presenza di precedenti penali o indagini in corso per favoreggiamento della prostituzione in Uruguay e Spagna a carico di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani. Le verifiche si concentrano inoltre sulla regolarità della procedura di adozione del figlio adottivo, un bambino con gravi problemi di salute attualmente assistito negli Stati Uniti.
Le autorità milanesi sottolineano che qualora emergessero elementi ostativi, il loro parere potrebbe essere modificato. Fino a oggi, però, nessun dato ha messo in discussione la decisione di concedere la grazia a Nicole Minetti, che doveva scontare una pena di 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel contesto del caso Ruby bis e per peculato legato alle cosiddette “spese allegre” al Pirellone.
La posizione della Procura e la volontà di riscatto sociale
La Procura generale ribadisce l’importanza di accertare l’effettiva volontà di Nicole Minetti di distanziarsi dalla sua vita precedente, dimostrando un serio impegno nel percorso di riscatto sociale. La decisione finale sul parere da trasmettere al Ministero della Giustizia e infine al Quirinale verrà presa al termine degli accertamenti, che comunque proseguono nei prossimi giorni.
La grazia, concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel febbraio 2026 per motivi umanitari legati alle condizioni di salute del figlio adottivo, ha già suscitato ampio dibattito pubblico, ma finora gli approfondimenti della magistratura non hanno evidenziato criticità tali da far tornare indietro la valutazione positiva iniziale.
