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Divieto social ai minori di 15 anni, il Senato riapre il dibattito sulla tutela digitale

Il Senato torna a discutere la proposta bipartisan che introduce limiti all’uso dei social per i minori di 15 anni, tra misure di controllo e dibattito politico acceso

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Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 8 aprile 2026 – Torna all’esame del Senato il disegno di legge “Tutela dei minori nella dimensione digitale”, che propone il divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni. L’ottava commissione del Senato – che si occupa di Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni e innovazione tecnologica – sarà chiamata a discutere nuovamente la proposta, che rappresenta un tema di crescente rilevanza nell’agenda politica e sociale italiana.

Il percorso parlamentare e i protagonisti della proposta sul divieto social ai minori

Il testo principale, di natura bipartisan, è stato elaborato da Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia) e Simona Malpezzi (Partito Democratico), con la relazione affidata a Claudio Fazzone. La proposta ha un corrispettivo alla Camera dei Deputati, firmato da Marianna Madia (Pd). Dopo un lungo iter caratterizzato da audizioni di esperti e associazioni del settore, durato un anno e mezzo, il disegno di legge era vicino all’approvazione al Senato nell’ottobre scorso, ma da allora l’iter si è bloccato.

Negli ultimi mesi, inoltre, sono giunte ulteriori proposte, sia alla Camera sia al Senato, spinte anche dai recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto giovanissimi in episodi di violenza e da contenuti pericolosi diffusi sul dark web. Parallelamente, il governo ha predisposto un proprio testo, ancora in bozza, che si allinea ai principi dei disegni di legge parlamentari. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sottolineato come la proposta in esame sia “molto equilibrata”, prevedendo un divieto fino ai 14 anni, una soglia che si avvicina a quella adottata in altri Paesi, come l’Australia, dove il limite è fissato a 16 anni.

Le misure previste e le critiche politiche

Il testo governativo prevede misure di controllo parentale rigorose: il telefono per i minori sarà limitato alle chiamate, compresi i numeri di emergenza, all’invio e ricezione di sms e a un uso limitato dei servizi di messaggistica. Inoltre, sarà previsto il blocco di siti con contenuti pericolosi. L’accesso autonomo ai social network sarà consentito solo a partire dal compimento del quindicesimo anno di età.

Sull’argomento interviene anche la senatrice del Movimento 5 Stelle, Barbara Floridia, che evidenzia come il divieto di accesso ai social, senza un piano educativo più ampio, sia “una scorciatoia inutile”. Floridia richiama l’esistenza di una legge già in vigore, che prevede l’educazione digitale nelle scuole, ma che – a suo dire – non viene applicata né finanziata adeguatamente. La senatrice accusa inoltre il ministro Valditara di ignorare questa lacuna, preferendo “annunciare divieti invece di investire in formazione”.

La discussione parlamentare, dunque, si concentra non tanto sulla necessità di intervenire, ma sulle modalità con cui farlo, in un contesto in cui il rapporto tra minori e tecnologie digitali è diventato sempre più complesso e centrale per la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza.

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