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Tar annulla in parte direttiva Agcom su accertamento maggiore età in Internet

Il Tar del Lazio riconosce la tutela dei minori online, ma boccia l’estensione automatica degli obblighi alle società estere senza il rispetto delle procedure UE

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Un martelletto del giudice per i verdetti in tribunale

Un martelletto del giudice per i verdetti in tribunale | Pixabay @iPicture - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Roma, 7 aprile 2026 – Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio ha emesso quattro sentenze con cui ha annullato in parte una direttiva dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) concernente le modalità di accertamento della maggiore età degli utenti su Internet. La decisione riguarda specificamente l’applicazione della delibera anche alle società estere che operano in Italia, ritenuta, in alcune parti, non conforme ai principi del diritto europeo.

Il ricorso e la decisione del Tar del Lazio

Le sentenze parzialmente favorevoli ai ricorrenti – le società cipriote Hammy Media Ltd, Tecom Ltd, Technius Ltd e Aylo Freesites Ltd, attive nella gestione di siti web con contenuti per adulti – hanno stabilito che la parte della delibera Agcom adottata nell’aprile dello scorso anno, che imponeva specifiche modalità tecniche e di processo per l’accertamento della maggiore età anche alle società stabilite in altri Stati membri, è nulla. L’Agcom aveva infatti esteso l’obbligo di verifica dell’età anche ai fornitori esteri che diffondono contenuti in Italia, individuati tramite una lista aggiornata dall’Autorità, con decorrenza differita.

Il Tar ha riconosciuto l’importanza costituzionale della tutela dei minori in ambito digitale, ma ha evidenziato che le misure adottate non rispettano pienamente i principi del mercato interno europeo. In particolare, secondo i giudici, lo Stato membro di destinazione (Italia) non può imporre obblighi aggiuntivi rispetto a quelli previsti dallo Stato membro di origine senza rispettare rigorose condizioni sostanziali e procedurali.

Le criticità procedurali evidenziate

Il Tar ha sottolineato che l’Agcom non ha rispettato le procedure previste dalla Direttiva europea sul commercio elettronico (e-commerce), che impongono la preventiva interlocuzione con lo Stato membro di origine e la notifica alla Commissione Europea per le misure che incidono su operatori esteri. La delibera contestata prevedeva un’estensione automatica degli obblighi senza tali passaggi, rendendo la parte relativa nulla.

In futuro, l’Autorità potrà estendere le misure di controllo della maggiore età ai prestatori stabiliti in altri Stati membri solo se questi non adotteranno misure adeguate e in assenza di rilievi da parte della Commissione Europea, dopo aver seguito la procedura di notifica e confronto prevista.

L’Agcom, istituita nel 1997 e con sede principale a Napoli e secondaria a Roma, svolge un ruolo centrale nella regolamentazione dei servizi di comunicazione in Italia, vigilando anche sul rispetto della normativa europea e sulla tutela dei diritti degli utenti. La sentenza del Tar evidenzia come l’Autorità debba armonizzare le proprie direttive con i principi del mercato unico digitale e le normative comunitarie.

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