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Inchiesta Ft: tredici oligarchi vicini a Orban avrebbero ottenuto miliardi in appalti pubblici

Un’indagine del Financial Times svela come una ristretta cerchia di imprenditori ungheresi abbia beneficiato di appalti pubblici per oltre 28 miliardi di euro dal 2010, sollevando dubbi su trasparenza e legalità

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Orban critica l'Ue e Trump

Viktor Orban | Shutterstock - alanews

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Bruxelles, 23 marzo 2026 – Un’inchiesta approfondita del Financial Times mette sotto accusa il sistema di appalti pubblici in Ungheria sotto la guida del Primo ministro Viktor Orban, evidenziando come tredici oligarchi vicini al leader ungherese abbiano accumulato miliardi grazie a commesse statali. Tra di loro spicca la figura di Lőrinc Mészáros, amico d’infanzia di Orban, divenuto negli anni un protagonista centrale negli appalti pubblici del Paese.

Il ruolo degli oligarchi nel sistema degli appalti pubblici

L’analisi del Financial Times rivela che il 14% dei fondi statali per appalti pubblici assegnati in Ungheria dal 2010 al 2025 è finito nelle mani di 42 società controllate da questi 13 oligarchi, un salto significativo rispetto alla percentuale dell’1% registrata tra il 2005 e il 2010. Complessivamente, queste aziende hanno incassato oltre 28 miliardi di euro in appalti pubblici, con una media annua di 1,8 miliardi.

Lőrinc Mészáros, in particolare, è emerso come il principale beneficiario di questo sistema. Originario di Felcsút, Paese natale anche di Orban, Mészáros ha costruito un vero e proprio impero economico partendo da umili origini come idraulico, fino a diventare l’uomo più ricco d’Ungheria con un patrimonio stimato in oltre 1.200 miliardi di fiorini (circa 3,2 miliardi di dollari) nel 2024. La sua ascesa coincide con il ritorno al potere di Orban nel 2010, quando le sue aziende hanno visto un incremento esponenziale dei contratti pubblici, passando da 608 milioni di euro nei cinque anni precedenti al governo Orban a cifre miliardarie negli anni successivi.

Accuse di cleptocrazia e respinte ufficiali

Secondo István János Tóth, economista e direttore del Corruption Research Center di Budapest, il sistema messo in piedi da Orban rappresenta una cleptocrazia, dove l’élite politica sfrutta la mancanza di uno Stato di diritto per sottrarre fondi pubblici. Anche Farley Mesko, amministratore delegato della società di risk intelligence Sayari, ha sottolineato l’esistenza di un legame stretto tra i beneficiari degli appalti e le cariche pubbliche.

Nonostante le accuse, Orban ha sempre respinto ogni accusa di corruzione. Tuttavia, in vista delle imminenti elezioni, l’opposizione ha intensificato le critiche, guadagnando terreno nei sondaggi e mettendo a rischio il governo che dura da 16 anni.

L’inchiesta del Financial Times fa luce su un modello di gestione economica che, lungi dall’essere un “Sistema di Cooperazione Nazionale” come lo definisce il premier ungherese, appare invece come un meccanismo consolidato di concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di pochi alleati stretti.

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