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Il Mossad e il piano fallito per destabilizzare l’Iran: l’inchiesta del NYT

Nuove rivelazioni svelano il ruolo chiave del Mossad nelle operazioni segrete contro Teheran, tra piani di destabilizzazione, alleanze internazionali e guerra tecnologica

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Il Mossad e il piano fallito per destabilizzare l’Iran dall’interno: l’inchiesta del New York Times

Il Mossad e il piano fallito per destabilizzare l’Iran dall’interno: l’inchiesta del New York Times

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Teheran, 23 marzo 2026 – Nel contesto delle tensioni crescenti tra Israele e Iran, emergono dettagli inediti sull’azione del Mossad nell’ambito delle proteste contro la Repubblica Islamica e sulle operazioni segrete volte a destabilizzare il regime teocratico di Teheran. L’ultima ondata di rivelazioni, supportata da un’inchiesta del New York Times e da analisi militari internazionali, conferma come l’agenzia di intelligence israeliana non si limiti a un sostegno mediatico, ma conduca una strategia di guerra complessa e articolata, integrata con gli apparati di intelligence statunitensi.

L’operazione di regime change: il piano

A metà gennaio 2026, il direttore del Mossad, David Barnea, ha presentato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu un piano ambizioso per “galvanizzare l’opposizione iraniana” attraverso una serie di sommosse coordinate e azioni mirate. Questo progetto, sostenuto anche dall’amministrazione di Washington, prevedeva di combinare bombardamenti mirati con atti di intelligence per spingere a un collasso interno del regime. Tuttavia, nonostante l’approvazione di Netanyahu e del presidente americano, la rivolta di massa auspicata non si è concretizzata, a causa della resilienza del regime e della repressione interna.

Nei mesi successivi, la strategia israeliana si è evoluta. Il Mossad ha intensificato le operazioni di intelligence e le azioni clandestine, sfruttando anche legami storici con le milizie curde nel Nord dell’Iraq per aprire un fronte aggiuntivo contro Teheran. Questa “opzione curda” è stata però bloccata da Washington e dalla Turchia, che non hanno voluto favorire un’escalation regionale.

Il Mossad tra operazioni segrete e collaborazione con la CIA

L’ultimo ciclo di attacchi, culminato con l’assassinio mirato di figure chiave come il leader supremo iraniano Ali Khamenei e membri dell’IRGC, ha messo in luce la profonda sinergia tra Mossad e CIA. Sebbene Israele rivendichi la paternità delle operazioni, analisti indipendenti sottolineano come la precisione e la portata di questi colpi siano state rese possibili grazie a un massiccio supporto tecnologico e di intelligence statunitense, che ha fornito droni MQ-9 Reaper, missili Tomahawk e dati in tempo reale.

Questa collaborazione è frutto di anni di infiltrazioni e penetramenti nei servizi di sicurezza iraniani, facilitati da una rete di informatori e oppositori interni, nonché da sofisticate tecniche di guerra elettronica e cyber-spionaggio. Il Mossad continua a sfruttare anche alleanze con gruppi locali e la diaspora curda per mantenere pressione sul regime.

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