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Perché non troviamo gli alieni? Il “meteo spaziale” potrebbe nascondere i loro segnali

Uno studio del SETI Institute suggerisce che l’attività delle stelle e le turbolenze del plasma possano alterare i segnali radio alieni, rendendoli invisibili alle ricerche tradizionali.

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Il primo contatto con gli alieni

| Pixabay @vchal - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Da decenni gli scienziati scrutano il cosmo alla ricerca di segnali radio che possano indicare l’esistenza di civiltà extraterrestri. Finora, però, le ricerche non hanno prodotto risultati conclusivi. Ora un nuovo studio del SETI Institute propone una possibile spiegazione: i messaggi alieni potrebbero essere distorti dal cosiddetto “meteo spaziale”. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal, l’attività delle stelle e le turbolenze del plasma nei sistemi planetari potrebbero alterare i segnali radio prima che raggiungano la Terra, rendendoli più difficili da individuare con i metodi attualmente utilizzati.

Come il plasma stellare può nascondere i segnali alieni

Gli astronomi impegnati nella ricerca di tecnofirme – cioè tracce tecnologiche di civiltà extraterrestri – concentrano gran parte delle loro osservazioni su segnali radio estremamente stretti, noti come segnali a banda stretta. Questo tipo di emissione è considerato un possibile indicatore di comunicazioni artificiali.

Tuttavia, secondo lo studio guidato dall’astronomo Vishal Gajjar del SETI Institute, l’ambiente vicino alle stelle potrebbe modificare profondamente questi segnali. L’attività stellare e le turbolenze del plasma presenti nello spazio circostante a un pianeta potrebbero amplificare e “spalmare” il segnale radio su una gamma più ampia di frequenze.

Questo processo renderebbe il segnale più debole su ciascuna frequenza specifica e quindi più difficile da individuare con gli strumenti progettati per rilevare emissioni molto concentrate. In altre parole, un segnale extraterrestre potrebbe essere presente, ma sfuggire comunque ai sistemi di rilevamento perché trasformato durante il viaggio attraverso l’ambiente stellare.

“Le ricerche di intelligenze extraterrestri sono spesso ottimizzate per segnali estremamente stretti”, spiega Gajjar. “Se un segnale viene ampliato dall’ambiente della sua stella, può scendere al di sotto delle nostre soglie di rilevamento, anche se presente, contribuendo potenzialmente a spiegare parte del silenzio radio che abbiamo osservato nelle ricerche di tecnofirme”.

Dalle sonde spaziali alle stelle lontane

Per studiare l’effetto del plasma sui segnali radio, i ricercatori hanno utilizzato un riferimento molto più vicino: le trasmissioni provenienti dalle sonde spaziali del Sistema solare. Analizzando questi segnali, il team ha potuto misurare in modo empirico come il plasma turbolento generato dal Sole modifichi le emissioni radio a banda stretta.

Una volta ottenuti questi dati, gli scienziati li hanno utilizzati per simulare cosa potrebbe accadere in altri sistemi stellari, caratterizzati da ambienti molto diversi da quello del nostro Sole. I risultati indicano che in alcuni casi l’effetto potrebbe essere ancora più marcato.

In particolare, lo studio sottolinea il ruolo delle stelle nane di tipo M, che rappresentano circa il 75% delle stelle della Via Lattea. Queste stelle sono spesso molto attive e generano intensi fenomeni magnetici e plasma turbolento. In tali condizioni, qualsiasi segnale radio a banda stretta prodotto da un’eventuale civiltà tecnologica avrebbe una probabilità elevata di essere ampliato e alterato prima ancora di uscire dal sistema stellare.

Secondo Grayce C. Brown, coautrice dello studio e assistente di ricerca presso il SETI Institute, questi risultati potrebbero cambiare il modo in cui vengono progettate le ricerche di segnali extraterrestri. “Quantificando come l’attività stellare può rimodellare i segnali a banda stretta – spiega – possiamo progettare ricerche più adatte a ciò che effettivamente arriva sulla Terra, non solo a ciò che potrebbe essere trasmesso”.

Se l’ipotesi fosse confermata, il silenzio cosmico che finora ha caratterizzato la ricerca di civiltà aliene potrebbe non essere dovuto alla loro assenza, ma semplicemente al fatto che stiamo cercando i segnali nel modo sbagliato.

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