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Referendum sulla giustizia, Meloni: “Non mi dimetto se vince il No”

Meloni chiarisce che il referendum sulla giustizia non ha peso politico, sottolineando l’importanza della separazione delle carriere

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Meloni sul referendum sulla giustizia

Meloni sul referendum sulla giustizia | Shutterstock - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Roma, 9 marzo 2026 – In vista del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto intervenire per chiarire alcuni aspetti controversi e ribadire la posizione del governo. In un video pubblicato sui social, Meloni ha affrontato le accuse rivolte alla riforma e ha respinto le richieste di dimissioni in caso di vittoria del No.

Referendum sulla giustizia, Meloni: “Il voto non è sul governo”

Nel suo messaggio, la premier ha sottolineato che il referendum riguarda esclusivamente la riforma della giustizia e non una sfiducia politica verso il governo. “Vi dicono andare a votare per mandare a casa il governo, ma non conta quello che dice la riforma”, ha affermato Meloni, invitando gli elettori a non cadere in quella che ha definito una “trappola”. La riforma, secondo la premier, è una proposta “sacrosanta” che il governo intende portare avanti fino alla fine della legislatura, qualunque sia l’esito delle urne.

Ha infatti ribadito: “Il governo non si dimetterà in caso di vittoria del No”. La riforma, ha spiegato, punta a rendere la giustizia più responsabile, efficiente e libera dai condizionamenti esterni, in particolare dalla politica, dopo decenni in cui, a suo dire, la magistratura ha perso autorevolezza ed efficacia.

Separazione delle carriere e autonomia della magistratura

Uno dei punti cardine della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, con la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti e indipendenti per ciascuna categoria. La riforma prevede inoltre l’istituzione di una Corte disciplinare autonoma, incaricata di gestire i procedimenti disciplinari, per aumentare trasparenza e imparzialità.

Meloni ha definito “fantascienza” la tesi secondo cui la riforma aumenterebbe il controllo dell’esecutivo sui magistrati, precisando che il progetto è esattamente il contrario: “Liberiamo i magistrati dal controllo e dal condizionamento politico”. Ha inoltre accusato la sinistra di aver sempre utilizzato la giustizia per fini politici quando non riusciva a vincere le elezioni e ha detto che la riforma rompe questo meccanismo, senza sostituirlo con un controllo opposto.

La premier ha concluso il suo intervento con un appello agli italiani a superare le “bufale e semplificazioni” che circolano sul tema e a recarsi alle urne per votare sì, sostenendo che la riforma rappresenta una modernizzazione necessaria per il paese, in linea con le prassi di molti altri Stati europei.

Il referendum costituzionale in discussione non prevede quorum e si basa sulla maggioranza dei voti validi. La posta in gioco riguarda il futuro assetto dell’autogoverno della magistratura italiana e la qualità del sistema giudiziario nazionale.

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