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Mondiali, ma cosa succede se davvero l’Iran si ritira? Ecco tutti gli scenari

Tra conflitto in corso e regolamenti elastici, resta aperta la questione di un’eventuale sostituzione della nazionale iraniana

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Mondiali 2026: cosa succede in caso di estromissione dell'Iran?

Mondiali 2026: cosa succede in caso di estromissione dell'Iran? | Shutterstock - alanews

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Milano, 3 marzo 2026 – La possibile esclusione dell’Iran dai prossimi Mondiali, a causa del conflitto in corso, apre uno scenario ancora tutto da definire. Il regolamento attribuisce alla FIFA piena discrezionalità in caso di ritiro o estromissione, sia per l’eventuale sostituzione sia per l’applicazione di sanzioni economiche. Mentre i tornei nazionali e alcune competizioni asiatiche sono stati sospesi, resta l’incertezza su chi potrebbe prendere il posto della nazionale iraniana: l’ipotesi più accreditata porta a un ripescaggio all’interno della stessa confederazione, ma al momento da Zurigo prevale la prudenza e il monitoraggio costante della situazione.

Mondiali, un regolamento ampio, decisione nelle mani della Fifa

Non esiste una norma dettagliata che stabilisca in modo automatico come sostituire l’Iran ai prossimi Mondiali in caso di ritiro o esclusione. L’ipotesi, con una guerra in corso, non è remota e all’interno della FIFA sono in corso riflessioni. Il presidente della federazione iraniana, Mehdi Taj, ha ammesso che sarà compito dei vertici sportivi valutare la situazione, pur sottolineando quanto sia difficile guardare al torneo con ottimismo. Intanto il campionato iraniano è stato sospeso, così come quello del Qatar, e si sono fermati anche gli ottavi della Champions asiatica nella regione occidentale.

L’Iran è inserito nel Gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda: l’esordio è previsto il 15 giugno a Los Angeles, poi altre due gare tra Los Angeles e Seattle. Se il conflitto dovesse proseguire, la partecipazione appare complicata. Il regolamento, all’articolo 6.7, attribuisce alla FIFA piena discrezionalità: in caso di ritiro o esclusione, l’organo può adottare le misure ritenute necessarie, compresa la sostituzione con un’altra federazione. Sono previste anche sanzioni economiche per chi rinuncia a ridosso del torneo.

I precedenti e l’ipotesi ripescaggio

Un’eventuale esclusione avrebbe inevitabili risvolti politici. Per trovare un precedente di una nazionale qualificata che non prese parte al Mondiale bisogna risalire al 1950, quando Scozia, Francia, Turchia e India si ritirarono tra prima e dopo il sorteggio. Più recente il caso del club messicano León, escluso dal Mondiale per Club per violazione delle norme sulla multiproprietà: in quell’occasione la FIFA organizzò uno spareggio tra squadre della stessa confederazione.

Se si rendesse necessario un ripescaggio, anche l’Italia, che vanta quattro Mondiali in bacheca, dovesse fallire nei play-off di fine marzo potrebbe coltivare delle lecite speranze l’orientamento sarebbe quello di restare in ambito asiatico. Tra le ipotesi circolate figurano Iraq ed Emirati Arabi Uniti. Dal quartier generale del presidente Gianni Infantino filtra cautela: il segretario generale Mattias Grafström ha dichiarato che è ancora presto per commentare nel dettaglio, ma che la situazione sarà monitorata attentamente su tutti i fronti.

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