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Tredici migranti trovati senza vita tra Sicilia e Calabria in due settimane di naufragi

Le indagini ipotizzano naufragi di migranti partiti dalla Tunisia durante il ciclone Harry. Procure al lavoro per chiarire dinamica e responsabilità delle tragedie

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Migranti morti durante il ciclone

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Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Marsala, 20 febbraio 2026 – Una scia drammatica di tredici cadaveri di possibili migranti annegati è stata recuperata nelle ultime due settimane lungo le coste di Sicilia e Calabria, in particolare nei tratti di mare antistanti le province di Trapani, Vibo Valentia e Cosenza. I corpi, spesso in avanzato stato di decomposizione e in alcuni casi mutilati, testimoniano l’ennesima tragedia legata ai naufragi nel Mediterraneo.

La scoperta dei corpi dei migranti lungo le coste siciliane e calabresi

L’ultimo ritrovamento risale a ieri, quando un cadavere è stato trovato sulla spiaggia di Torrazza, nel comune di Petrosino, a metà strada tra Marsala e Mazara del Vallo. Due giorni fa, un pescatore ha individuato un altro corpo nel mare di San Vito Lo Capo (Trapani), mentre martedì sera un altro cadavere è stato recuperato di fronte a Custonaci, sempre in provincia di Trapani.

Il 15 febbraio, sulla costa meridionale di Marsala, è stato rinvenuto un uomo con giubbotto salvagente, mentre cinque corpi senza vita sono stati trovati al largo dell’isola di Pantelleria. Altri tre cadaveri sono stati recuperati sulle coste tirreniche di Vibo Valentia e Cosentino, tra cui i resti di una donna e di un giovane, quest’ultimo rappresentato da metà busto con gambe e bacino. Il 5 febbraio un corpo è emerso vicino all’isola della Colombaia, di fronte al porto di Trapani.

Le indagini e il contesto meteorologico

Le autorità stanno conducendo esami per stabilire le date e le cause dei decessi, mentre le procure di Paola, Vibo e Trapani hanno aperto fascicoli d’indagine per chiarire la dinamica di questi naufragi fantasma. La maggior parte delle ipotesi si concentra sugli eventi meteorologici estremi, in particolare sul violento ciclone “Harry” che tra il 18 e il 21 gennaio 2026 ha colpito il Mediterraneo centrale con venti fino a 120 km/h, correnti da sud e levante e condizioni marine proibitive.

Secondo l’ammiraglio in pensione della Guardia Costiera, Vittorio Alessandro, la distribuzione dei corpi fa presumere che le vittime siano state spinte inizialmente verso nord e poi verso est, sospinte dalle correnti e dal moto ondoso generati dal ciclone. L’assenza di segnalazioni di altre persone disperse suggerisce che si tratti prevalentemente di migranti, probabilmente partiti dalle coste tunisine di Sfax tra il 14 e il 21 gennaio, come confermato da un allarme della Guardia Costiera e testimonianze raccolte dal collettivo Refugees in Tunisia.

Il drammatico bilancio si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso le rotte migratorie e le difficoltà di salvataggio in condizioni climatiche avverse, che ancora una volta si traducono in una scia di morte sulle coste del Mediterraneo occidentale.

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