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Barbero a Supernova: “La storia è divertimento, San Francesco era una testa calda”

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Barbero e Cattelan

Instagram, @alecattelan

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Alessandro Barbero, il medievista più amato d’Italia, è stato ospite di Alessandro Cattelan nel podcast Supernova per una conversazione che ha spaziato dai segreti del Medioevo alle insidie della verità storica. Definito scherzosamente il “Justin Bieber dei professori” per la sua capacità di riempire i palazzetti, Barbero ha mostrato ancora una volta il suo talento nel trasformare materie apparentemente polverose in narrazioni vivide e appassionanti, ribadendo la sua incredulità per le folle che lo acclamano: “L’incredulità rispetto alle folle che riempiono i palazzetti quella c’è sempre”.

L’umanità del passato: perché la storia non è mai noiosa

Il successo di Barbero risiede nella sua capacità di riportare il fattore umano al centro della ricerca. Secondo lo storico, la disciplina viene spesso percepita come noiosa a scuola perché manca il tempo per scendere nei dettagli, ma la realtà è ben diversa: “La storia è la roba più divertente del mondo; vedi degli esseri umani che si affannano, che si scannano, che credono in delle cose, che riescono a fare cose grandiose o spaventose”. Per Barbero, studiare il passato significa osservare “esseri umani che si muovono continuamente”, rendendo ogni evento un susseguirsi di colpi di scena più avvincenti di una serie Netflix. Nonostante le critiche ai programmi scolastici compressi, il professore difende strenuamente l’istituzione: “La scuola serve esattamente a insegnarti le cose che poi la vita non ti insegnerà… la tendenza invece è che la scuola ti debba preparare già prima per quello che vogliamo da te dopo”.

Il San Francesco “ribelle” e le insidie della verità storica

Al centro dell’intervista c’è il suo ultimo lavoro su San Francesco, descritto lontano dall’iconografia classica e molto più vicino a un giovane irrequieto dei nostri tempi. Prima della conversione, Francesco era un “giovane ricco” e una “testa calda” che amava il lusso e la convivialità: “Sempre fuori a cena, pagava lui il conto del ristorante, pagava la musica tutto il tempo a divertirsi”. Barbero sottolinea la contraddizione di un uomo che voleva essere “l’ultimo degli ultimi” ma che si è ritrovato a capo di una “multinazionale” del sacro, entrando in crisi con il potere che lui stesso aveva creato.

L’intervista ha toccato anche il tema della “verità” storiografica. Barbero avverte che ogni testimonianza è intrinsecamente soggettiva: “Le testimonianze sono sempre false in un modo o nell’altro… noi storici abbiamo sviluppato degli anticorpi”. Anche di fronte all’intelligenza artificiale, il professore resta fermo sui fatti accertati: “Non accadrà più che si scopra che Napoleone ha vinto la battaglia di Waterloo”. Infine, tra un consiglio sul birdwatching e una riflessione sugli imperi, Barbero ha ribadito la regola aurea della geopolitica, non di suo copyright ma sempre attuale: “La prima regola nella prima pagina del libro della guerra è non mandare un esercito a invadere la Russia”.

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