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Carabiniere condannato a tre anni per l’uccisione del ladro Jamal Badawi all’Eur

Il verdetto di primo grado riconosce l’eccesso colposo nell’uso delle armi: la difesa annuncia ricorso, mentre il caso riapre il dibattito su sicurezza e limiti d’intervento

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Marco Vesperini di Marco Vesperini

Mi chiamo Marco Vesperini, classe 1989, sono di Porto Sant’Elpidio, un paesino sulla costa marchigiana. Giornalista pubblicista, collaboro con Alanews dal 2023 e con ilfattoquotidiano.it dal 2016. Mi occupo principalmente di cronaca, politica e cultura

Roma, 7 gennaio 2026 – È stata emessa la sentenza di primo grado nel processo che vede imputato il carabiniere Emanuele Marroccella, accusato di eccesso colposo nell’uso delle armi per l’uccisione di Jamal Badawi, 56enne di origine siriana, avvenuta la notte del 20 settembre 2020 in via Paolo di Dono, zona Eur a Roma. Il giudice monocratico della Capitale ha condannato Marroccella a tre anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.

I fatti e il contesto dell’episodio

immagine

La vicenda risale a una notte di settembre quando, intorno alle 4 del mattino, scattò l’allarme presso l’azienda informatica Landing Solution, in via Paolo di Dono. Sul posto intervennero tre pattuglie dei carabinieri, tra cui i militari Emanuele Marroccella e Lorenzo Antonio Grasso. Secondo gli atti, Badawi venne individuato all’interno dei locali e, durante un tentativo di fuga, avrebbe ferito con un cacciavite il carabiniere Grasso. In un video amatoriale, si vede Badawi che esce dall’edificio e, dopo una breve colluttazione, si rialza e fugge. I due carabinieri intimano l’alt, ma Marroccella estrae la pistola e fa fuoco, sparando due colpi da una distanza stimata tra i 7 e i 13 metri. Uno dei proiettili colpì Badawi al busto, provocandone la morte.

Le interpretazioni legali e le posizioni delle parti

La parte civile, rappresentata dall’avvocatessa Claudia Serafini che assiste i familiari della vittima, sostiene la tesi di omicidio volontario. Secondo la sua ricostruzione, Badawi non avrebbe rappresentato un pericolo immediato al momento dello sparo, essendo ormai in fuga e distante dai carabinieri. Le immagini, a detta della difesa civile, escluderebbero qualsiasi colluttazione al momento del colpo mortale. Per questa ragione, qualificano la condotta del carabiniere come eccessiva e ingiustificata.

Dall’altra parte, la difesa di Marroccella, affidata agli avvocati Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo, ribadisce che il carabiniere ha agito nell’ambito del suo dovere istituzionale. Essi sottolineano come la consulenza balistica del RIS di Roma escluda l’intenzionalità nel colpo sparato e che il collega ferito da Badawi ha rischiato la vita. Inoltre, secondo gli avvocati, la valutazione preliminare del pubblico ministero e del giudice per l’udienza preliminare ha già escluso la volontarietà del gesto.

Il processo, iniziato nel febbraio 2023, ha visto dunque la condanna a tre anni per Marroccella, mentre la difesa ha annunciato l’intenzione di presentare appello per ottenere una sentenza assolutoria. La vicenda continua quindi a suscitare dibattito in ambito giudiziario e pubblico, con le parti che attendono i prossimi sviluppi in Corte d’Appello.

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