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Ue: “Situazione umanitaria a Gaza peggiora, ong devono poter operare”

Bruxelles sollecita Israele a rimuovere i blocchi alle ONG internazionali, evidenziando il rischio di aggravamento della crisi umanitaria e la necessità di aiuti urgenti a Gaza

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Crisi degli aiuti a Gaza

Crisi degli aiuti a Gaza | Shutterstock - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Bruxelles, 6 gennaio 2026 – L’Unione Europea lancia un appello urgente a Israele affinché consenta alle organizzazioni non governative internazionali di operare liberamente nella Striscia di Gaza, dove la situazione umanitaria continua a peggiorare drasticamente. L’Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas, insieme alle commissarie europee al Mediterraneo, Dubravka Šuica, e alla gestione delle emergenze, Hadja Lahbib, sottolineano l’importanza vitale del ruolo delle ONG per il sostegno ai civili palestinesi.

Il blocco delle ONG a Gaza e le accuse di Israele

Dal 1° gennaio Israele ha imposto un divieto all’ingresso in Gaza di 37 organizzazioni umanitarie, tra cui nomi prestigiosi come Medici Senza Frontiere, Norwegian Refugee Council, World Vision International, Care e Oxfam. Il governo israeliano ha richiesto alle ONG di fornire l’elenco dei propri dipendenti palestinesi, giustificando la misura con presunti rischi per la sicurezza e accuse di legami con Hamas. Le organizzazioni interessate hanno rifiutato tale richiesta, denunciando che la consegna di tali dati metterebbe a rischio il personale locale.

Hamas ha definito la decisione israeliana un “atto criminale” e un'”escalation pericolosa” contro la popolazione palestinese, chiedendo l’intervento immediato della comunità internazionale per fermare quella che viene considerata una grave violazione del diritto umanitario.

La risposta della comunità internazionale e il richiamo dell’Ue

Le Nazioni Unite hanno condannato la misura definendola “oltraggiosa” e un ulteriore ostacolo all’accesso umanitario, aggravando una situazione già intollerabile per i civili di Gaza. L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha esortato i Paesi influenti a fare pressione su Israele per garantire un passaggio rapido e senza ostacoli degli aiuti.

In questo contesto, l’Unione Europea ribadisce la propria posizione: la legge israeliana sulla registrazione delle ONG, così com’è, non può essere attuata, poiché impedisce la consegna degli aiuti “salvavita” ai civili palestinesi. Hadja Lahbib ha ricordato che, secondo il diritto internazionale umanitario, tutte le parti in conflitto devono consentire e facilitare il transito degli aiuti umanitari in modo continuo e prevedibile.

L’Ue sottolinea che senza il libero accesso e operato delle ONG internazionali, gli aiuti umanitari non potranno essere forniti nella misura necessaria per prevenire ulteriori perdite di vite umane a Gaza, aggravando così la già drammatica crisi umanitaria.

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