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Perché una persona comune non riuscirebbe a guidare una Formula 1 per più di 10 giri

Tra forze G estreme, riflessi sovrumani e stress fisico, ecco perché le monoposto non si improvvisano

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Una gara di Formula 1

Una gara di Formula 1 | EPA/ALEX PLAVEVSKI - alanews.it

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

La Formula 1 è uno di quegli sport che accende l’immaginazione. Chiunque, almeno una volta, guidando la propria auto, ha pensato di avere un talento nascosto al volante. Da qui a immaginarsi su una monoposto di Formula 1 il passo sembra breve, almeno nella fantasia. Cinema e social hanno contribuito ad alimentare il mito, come nel caso di Brad Pitt, visto guidare una “F1” sul set dopo aver preso lezioni da Lewis Hamilton. Ma la realtà è molto diversa: passare da un’auto stradale a una monoposto da Gran Premio non è solo una questione di coraggio o passione. Secondo chi la Formula 1 l’ha vissuta davvero, una persona comune non riuscirebbe a completare più di pochi giri a ritmo gara senza andare incontro a seri problemi fisici e mentali.

Il circuito di Imola nel quale si disputano le gare di Formula 1
Il circuito di Imola nel quale si disputano le gare di Formula 1 | Photo by Jmmuguerza licensed under CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en) – Alanews.it

Il corpo umano contro le forze estreme della Formula 1

David Coulthard, 13 vittorie in carriera e anni trascorsi al vertice con McLaren, Williams e Red Bull, è stato chiarissimo: una persona non allenata resisterebbe forse dieci giri, e probabilmente anche meno. Non è un’esagerazione, ma una valutazione basata su ciò che il corpo deve sopportare in pista. Durante una gara, un pilota affronta forze laterali e longitudinali che superano i 5G in curva e in frenata. Tradotto in termini semplici, significa che il corpo viene schiacciato da un peso multiplo rispetto a quello reale. Per una persona di 80 chili, il collo deve reagire come se sostenesse improvvisamente decine di chili in più a ogni curva.

Non è solo una questione di muscoli cervicali, che infatti vengono allenati quotidianamente dai piloti. Anche gambe e schiena sono messe a dura prova: per frenare una Formula 1 servono circa 45 chili di pressione sul pedale, da applicare centinaia di volte durante una gara che può durare quasi due ore. A questo si aggiunge lo stress sugli organi interni, che sotto l’effetto delle forze G si spostano e comprimono, rendendo la respirazione e la circolazione più difficili. Senza una preparazione specifica, il corpo di una persona comune semplicemente non reggerebbe.

Riflessi, tecnica e mente: il vero muro invalicabile

Se il fisico rappresenta già un ostacolo enorme, la componente mentale è il colpo di grazia. I piloti di Formula 1 hanno tempi di reazione intorno ai 200 millisecondi, contro i 500 o 600 di una persona normale. A 300 chilometri orari, questa differenza equivale a decine di metri percorsi prima ancora di reagire. In pista, può significare arrivare lunghi in frenata o perdere completamente il punto di corda.

A complicare tutto c’è la gestione della vettura. Come ha spiegato Vicky Piria, pilota e commentatrice, anche solo uscire dai box può diventare un’impresa: la frizione è sul volante, i comandi sono numerosi e ogni errore si paga caro. Sul rettilineo ci si sente presto sicuri, ma è nelle frenate violente e nelle curve veloci che emerge la vera distanza tra un pilota professionista e una persona comune. La Formula 1 non perdona l’improvvisazione: senza anni di allenamento fisico, mentale e tecnico, completare più di pochi giri sarebbe già un piccolo miracolo.

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