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Milano, famiglia palestinese sotto sfratto: “Situazione peggiore della guerra, servono soluzioni”

Emergenza abitativa a Milano: la storia di Wassim e Rouba mette in luce le difficoltà di integrazione, l’assenza di soluzioni abitative e il ruolo delle istituzioni locali

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Roberto Smaldore di Roberto Smaldore

Classe 1997, sono un giornalista e video-reporter. Nel 2023 ho conseguito la laurea magistrale in Filosofia presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi in Storia contemporanea sul coinvolgimento dei combattenti stranieri nelle guerre jugoslave. Da giugno 2025 collaboro con Alanews occupandomi di cronaca, politica e attualità.

Milano, 18 dicembre 2025 – Nel quartiere di Baggio, periferia nord-ovest di Milano, una famiglia palestinese vive da mesi sotto la minaccia di sfratto. Wassim e Rouba, genitori di due bambini di 13 e 10 anni, sono arrivati in Italia più di dieci anni fa in cerca di una vita migliore dopo essere fuggiti dalla guerra. Tuttavia, la loro situazione attuale appare più difficile della loro stessa fuga dal conflitto.

La difficile realtà dello sfratto a Baggio

immagine

La famiglia abita in un alloggio popolare di via Quarti, dove recentemente una maxi-operazione di sgombero, coordinata dalla prefettura di Milano, ha interessato diversi edifici occupati, con la sospensione delle utenze di luce e gas a decine di famiglie. Nonostante il desiderio e la disponibilità a pagare un affitto regolare, racconta Rouba, “nessuno ci accetta per questioni di reddito, perché solo mio marito lavora, o perché siamo stranieri. Purtroppo molti padroni di casa non vogliono affittare a stranieri”.

Wassim aggiunge di aver più volte cercato un accordo con Aler, l’azienda regionale per l’edilizia residenziale, per regolarizzare la loro posizione pagando un affitto, ma senza successo: “Sono andato tante volte da Aler proponendo loro di pagare, ma mi hanno sempre detto di no”. A gennaio potrebbe scattare lo sfratto, lasciando la famiglia senza una soluzione abitativa, in particolare con due bambini piccoli da tutelare. “Io non dormo da quasi una settimana, vivo con l’ansia”, confessa Rouba, mentre Wassim sottolinea come la preoccupazione maggiore sia proprio per la famiglia e i figli.

La mobilitazione e la richiesta di intervento delle istituzioni

Questa mattina, davanti all’abitazione della famiglia, un presidio organizzato da Unione Inquilini e abitanti del quartiere ha raccolto oltre cinquanta persone per manifestare solidarietà e chiedere interventi concreti. La mobilitazione ha ottenuto un primo risultato: lo sfratto è stato posticipato a gennaio. Giovanni Carenza dell’Unione Inquilini ha dichiarato: “Siamo riusciti ad ottenere l’ennesimo rinvio, ma non c’è ancora una soluzione abitativa per questo nucleo familiare. Continuiamo a chiedere al Comune e ai servizi sociali di intervenire per trasferire la famiglia in un alloggio, anche temporaneo”.

L’appello è rivolto direttamente al sindaco e all’amministrazione comunale affinché venga sospesa quella che viene definita “un’operazione di terrorismo nelle periferie”, che ha già interessato quartieri come Baggio e Giambellino. La richiesta è di aprire una fase nuova che metta al centro “le persone, i loro bisogni e i loro diritti”, per evitare che situazioni come quella di Wassim, Rouba e dei loro figli si ripetano.

La vicenda evidenzia le difficoltà di integrazione e accesso alla casa per molte famiglie straniere, anche dopo anni di permanenza in Italia, e pone al centro il tema dell’emergenza abitativa nelle periferie milanesi.

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