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Inchiesta sulla strage del bus a Mestre chiusa: quattro indagati per omicidio stradale

La Procura di Venezia chiude l’inchiesta: sette dirigenti comunali rischiano il processo per omicidio colposo e lesioni dopo la tragedia del bus precipitato a Mestre

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Strage bus Mestre

La carcassa dell'autobus precipitato dal cavalcavia visto all'alto a Mestre, 8 ottobre 2023. ANSA/Marco Albertini

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Venezia, 5 dicembre 2025 – A due anni e due mesi dalla strage del bus precipitato dal cavalcavia superiore di Marghera a Mestre, la Procura di Venezia ha ufficialmente chiuso l’inchiesta nei confronti di sette dirigenti comunali, accusati di gravi negligenze che hanno portato alla morte di 22 persone e al ferimento di altre 14. L’evento, avvenuto il 3 ottobre 2023, ha segnato profondamente la città e riacceso il dibattito sulle responsabilità legate alla sicurezza delle infrastrutture e alla manutenzione stradale.

Strage bus Mestre, le responsabilità contestate e le indagini

Gli indagati, tra cui tre dirigenti del settore Viabilità e tre responsabili della manutenzione viabilità della terraferma del Comune di Venezia, oltre a un progettista coinvolto in diversi appalti di manutenzione tra il 2015 e il 2023, sono ora imputati per omicidio colposo, lesioni colpose stradali e crollo colposo. La Procura, dopo aver escluso ogni coinvolgimento dell’amministratore delegato della società La Linea, Massimo Fiorese, che potrebbe essere prosciolto, si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per i dirigenti comunali.

Le indagini, condotte dai pm Laura Cameli e Giorgio Gava, hanno evidenziato una grave negligenza nella programmazione e nell’attuazione dei controlli sul cavalcavia di Marghera, con particolare riferimento a un varco presente nella barriera di sicurezza e a un complessivo stato di deterioramento non adeguatamente monitorato o riparato. La mancata manutenzione della barriera stradale, che risale agli anni Sessanta e che solo recentemente è stata oggetto di lavori di messa in sicurezza per oltre 12 milioni di euro, è stata ritenuta centrale nella dinamica dell’incidente.

Il bus, un modello elettrico Yutong E12 LF di proprietà della società La Linea, guidato dall’esperto autista trevigiano Alberto Rizzotto, si è schiantato contro il guardrail, ha trovato un varco di circa 2,40 metri nella barriera, è uscito dalla carreggiata e ha precipitato per oltre dieci metri. Rizzotto, che aveva preso servizio poco prima dell’incidente e che non ha subito malori come dimostrato dai dati della scatola nera, ha tentato di frenare e rallentare il mezzo, ma il cedimento della barriera ha reso inevitabile la tragedia.

Alberto Rizzotto, l’autista e la dinamica dell’incidente

Tra le vittime, oltre ai 21 turisti stranieri in vacanza – molti dei quali giovani, tra cui due bambini e un’adolescente – c’è anche il quarantennale autista Alberto Rizzotto, originario di Tezze di Piave (Treviso). Stando alle testimonianze e alle analisi tecniche, Rizzotto era un conducente esperto, in servizio con La Linea da circa sette anni, noto per la sua prudenza e preparazione. Un suo ultimo post su Facebook, pubblicato poche ore prima dell’incidente, recitava semplicemente “Shuttle to Venice”, un triste promemoria della normale routine interrotta da una tragedia inaspettata.

Le indagini tecniche hanno confermato che la causa scatenante dell’incidente è stata la rottura di un perno dello sterzo, che ha reso il bus ingovernabile. Il mezzo è quindi andato a strisciare per circa 50 metri contro il guardrail, prima di trovare il varco non riparato che ha causato la caduta. Massimo Fiorese, amministratore delegato de La Linea, ha sottolineato che l’autobus era quasi nuovo, di meno di un anno di servizio, e che le fiamme che si sono sviluppate dopo l’impatto si sono autoestinte senza provocare ulteriori danni.

La manutenzione e le responsabilità del Comune di Venezia

La vicenda ha portato alla luce una serie di criticità nella gestione della manutenzione delle infrastrutture pubbliche. I pm hanno evidenziato che gli indagati non avrebbero attivato controlli adeguati e tempestivi sul cavalcavia, trascurando la presenza di un varco nella barriera e lo stato di deterioramento generale che rendeva la struttura pericolosa. Questo ha contribuito a mantenere una situazione di rischio che si è manifestata tragicamente.

I dirigenti comunali coinvolti, Simone Agrondi, Roberto Di Bussolo e Alberto Cesaro, hanno contestato ogni addebito, rivendicando la correttezza del proprio operato e sottolineando l’assenza di responsabilità dirette, in particolare rispetto alla rottura del perno dello sterzo, che secondo loro non è stata adeguatamente considerata dagli inquirenti. Le difese hanno inoltre espresso sorpresa per la decisione della Procura di attribuire l’intera responsabilità ai dipendenti comunali, richiamando la lunga presenza del varco dal dopoguerra e la necessità di approfondire ogni aspetto tecnico.

Le analogie con la strage del viadotto Acqualonga

Questo caso richiama tristemente alla memoria un’altra tragedia italiana, quella del viadotto Acqualonga sull’autostrada A16, avvenuta nel 2013 in Campania, dove un pullman precipitò da un viadotto a causa della rottura dell’impianto frenante e della mancata resistenza del guardrail, causando 40 morti.

Nel caso di Acqualonga, importanti sentenze di primo e secondo grado hanno attribuito responsabilità penali a dirigenti di Autostrade per l’Italia, alla Motorizzazione Civile e al conducente, sottolineando la gravità delle omissioni nella manutenzione e nella gestione della sicurezza del viadotto. La Corte di Cassazione ha confermato nel 2025 le condanne per omicidio colposo, facendo emergere l’importanza di una severa vigilanza sulle infrastrutture strategiche.

Analogamente, la strage del bus a Mestre pone al centro il tema cruciale della manutenzione e della sicurezza dei cavalcavia e delle barriere stradali, con ripercussioni sulla responsabilità degli enti pubblici e dei gestori delle infrastrutture, e sull’efficacia delle procedure di controllo e monitoraggio.

Il dibattito sulle cause e sulle responsabilità continua, mentre la città di Venezia ricorda le vittime di una tragedia che ha segnato profondamente la comunità e ha aperto nuovi interrogativi sulla sicurezza degli spostamenti urbani e interurbani.

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