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Roma, sciopero generale e corteo contro la manovra: “Risorse per armi, tagli a salari e sanità”

Sindacati e lavoratori in piazza contro la legge di bilancio 2026: critiche a tagli su sanità, scuola e salari, mentre crescono le risorse per armamenti e difesa

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Roma, 28 novembre 2025 – Una giornata di mobilitazione nazionale ha visto a Roma un corteo accompagnato da uno sciopero generale indetto da diverse sigle sindacali, fra cui CUB e USB, che hanno manifestato contro la legge di bilancio 2026, definita da più parti come una “manovra di guerra e di miseria”. La protesta si è svolta in concomitanza con una manifestazione di solidarietà per la Palestina in Piazza Indipendenza.

Le critiche alla manovra finanziaria

immagine

Dal corteo romano sono giunte dure critiche da parte dei rappresentanti sindacali. Paolo Bernocchi, portavoce della Confederazione Unitaria di Base, ha denunciato una situazione economica difficile per i lavoratori: “Lottiamo contro una finanziaria che è insieme di guerra e miseria. Negli ultimi tre anni la riduzione dei salari è stata un colpo pesantissimo: inflazione al 15%, aumenti salariali al 6%. Sono diminuiti gli investimenti su scuola, sanità e trasporti, mentre si vuole spendere in armi”. Bernocchi ha sottolineato come questa sia la terza agitazione generale in due mesi, un record nella storia della Repubblica italiana, e ha auspicato che il governo “almeno stavolta ci ascolti”.

Anche Antonio Amoroso, coordinatore della CUB, ha puntato il dito contro le priorità della manovra finanziaria: “È una finanziaria di guerra che stanzia risorse enormi per gli armamenti, non solo per il 2026 ma per il triennio successivo e oltre, preparando il Paese a uno scenario bellico”. Amoroso ha evidenziato la grave situazione del sistema sanitario: “Nel 2025 il 10% delle persone non è riuscito a curarsi, parliamo di quasi 6 milioni di cittadini esclusi dalle cure per liste d’attesa infinite e costi insostenibili”. Criticati anche i tagli alla scuola, che ammonterebbero a quasi un miliardo di euro, e l’assenza di un piano per rilanciare la ricerca, i trasporti e i salari.

La mobilitazione e lo sciopero generale

Lo sciopero generale, che ha coinvolto sia il settore pubblico che quello privato, ha avuto modalità di adesione differenziate a seconda dei comparti: per il trasporto ferroviario e autostradale, l’astensione dal lavoro è iniziata la sera del 27 novembre ed è proseguita fino a sera del 28 novembre; per il trasporto pubblico locale, lo sciopero si è svolto nell’intera giornata del 28 novembre. Altre categorie, come quelle aeree e portuali, hanno aderito con modalità specifiche non comunicate nei dettagli.

La protesta nazionale, promossa da diverse organizzazioni sindacali tra cui SGB, SI-COBAS, ADL Varese e altre, ha portato a una significativa adesione in tutto il Paese, con esclusioni limitate per alcune aziende di handling aeroportuale. L’agitazione rappresenta un segnale di forte dissenso nei confronti delle politiche economiche del governo, ritenute insufficienti a tutelare i diritti dei lavoratori e le condizioni sociali della popolazione.

Parallelamente alla protesta sindacale, nella capitale si è svolta una manifestazione di solidarietà con la Palestina, uno Stato riconosciuto parzialmente e situato nel Medio Oriente, che comprende territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, con una popolazione di oltre 5 milioni di abitanti. La mobilitazione ha voluto anche richiamare l’attenzione sulle difficoltà umanitarie e politiche che attraversano quella regione.

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