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Armi a Israele: 7 associazioni presentano ricorso contro Leonardo

Sette organizzazioni e una cittadina palestinese chiedono lo stop alle forniture militari italiane a Israele, puntando i riflettori su Leonardo e sulle responsabilità etiche dell’industria bellica

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Proteste alla sede di Leonardo

Proteste alla sede di Leonardo, il 29 aprile 2025

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Roma, 12 novembre 2025 – Sette associazioni italiane, insieme alla cittadina palestinese Hala Abulebdeh, hanno presentato un ricorso legale presso il Tribunale civile di Roma contro Leonardo Spa e lo Stato italiano, con l’obiettivo di ottenere l’annullamento dei contratti di fornitura di armi a Israele. Il ricorso rappresenta, secondo i promotori, “una sfida legale e politica senza precedenti”. L’iniziativa sarà illustrata pubblicamente durante la conferenza stampa prevista il 20 novembre alle ore 13 presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso a Roma, che lancerà la campagna intitolata “In nome della legge! Giù le armi, Leonardo!”.

Il ricorso contro Leonardo e il contesto della protesta

Le associazioni coinvolte – tra cui AssoPacePalestina, A Buon Diritto, Attac, Arci, Acli, Pax Christi e Un Ponte Per – contestano le esportazioni di armamenti italiane verso Israele, accusando Leonardo, azienda leader nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, di contribuire indirettamente alle violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza. Leonardo, con sede principale a Roma e controllata dallo Stato italiano tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è una delle più grandi industrie di difesa in Europa, con un fatturato di 17,8 miliardi di euro nel 2024 e oltre 60.000 dipendenti.

Nel gennaio 2025, una protesta pacifica presso uno stabilimento Leonardo a Brescia ha portato all’arresto di 22 attivisti, molti dei quali affiliati a gruppi ambientalisti e per i diritti umani. Gli attivisti denunciavano l’esportazione di armi italiane verso Israele, in relazione al conflitto e alla crisi umanitaria in corso a Gaza. I detenuti hanno denunciato trattamenti degradanti durante la custodia, inclusi atti di discriminazione di genere, come perquisizioni corporali non giustificate riservate solo alle donne. Il caso ha attirato l’attenzione di Relatori Speciali delle Nazioni Unite, che hanno sollevato preoccupazioni sulla possibile violazione dei diritti umani e sulla repressione dell’attivismo pacifico in Italia.

Leonardo, il ruolo strategico e la pressione internazionale

Leonardo è un attore strategico nel settore della difesa europeo, con una struttura articolata in sei divisioni operative, compresa una specializzazione negli armamenti terrestri, creata nel 2025. In questo contesto, la pressione legale e politica sulle forniture di armi a paesi coinvolti in conflitti internazionali è destinata a intensificarsi. La campagna “In nome della legge! Giù le armi, Leonardo!” si inserisce in un dibattito più ampio sulle responsabilità delle industrie della difesa e sugli effetti delle esportazioni militari italiane nell’attualità geopolitica. Gli sviluppi di questo ricorso saranno seguiti con attenzione sia dal mondo politico sia dalle organizzazioni per i diritti umani.

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