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A Roma il sit-in dei sudanesi: “Il governo italiano intervenga per fermare il genocidio”

La comunità sudanese in Italia chiede azioni concrete contro la crisi umanitaria in Sudan, sollecitando aiuti e interventi diplomatici da parte di governo e UE

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Stefano Chianese di Stefano Chianese

Nato a Roma nel 1995. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e in Sviluppo Locale e Globale all’Università di Bologna, ho frequentato la Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso. Dopo un tirocinio al quotidiano Domani, collaboro con Alanews realizzando video-servizi su politica e cronaca romana. Tra i lavori più rilevanti, ho documentato la prima udienza del processo a Ilaria Salis, le cui immagini hanno avuto ampia risonanza a livello nazionale e internazionale

Roma, 12 novembre 2025 – Un sit-in si è svolto oggi a Roma, promosso dalla comunità sudanese residente in Italia, per denunciare il genocidio in corso in Sudan e chiedere un intervento immediato da parte dell’Italia e dell’Unione Europea. Durante la manifestazione, rappresentanti della comunità hanno lanciato appelli accorati rivolti alle istituzioni italiane e internazionali affinché si fermi la tragedia che sta devastando il paese africano.

L’appello di Isac Adam e la drammatica situazione nel Darfur

immagine

Isac Adam, portavoce della comunità sudanese in Italia, ha raccontato la terribile realtà vissuta ad Al-Fashir, nel Darfur, teatro di un massacro da parte delle milizie Janjaweed. “Il 25 di questo mese sono entrati nella mia città e hanno ucciso più di 3.000 persone,” ha denunciato Adam, descrivendo l’atrocità con cui i corpi delle vittime sono stati nascosti sotto terra. “È un vero genocidio, compiuto per interessi di altri Paesi,” ha aggiunto, sottolineando la gravità della situazione.

Adam ha rivolto un appello diretto al governo italiano guidato da Giorgia Meloni: “Viviamo in Italia, abbiamo la cittadinanza italiana e siamo integrati in questo Paese che consideriamo la nostra seconda casa. Chiediamo un intervento urgente per fermare questa tragedia o almeno per fornire aiuti umanitari alla popolazione civile, che muore di fame, sete, malattie, senza accesso ad acqua e medicine.” Inoltre, ha esortato i governi di Etiopia, Sud Sudan, Eritrea, Emirati Arabi Uniti, Ciad e Libia a cessare il sostegno alle milizie e a impegnarsi per la pace.

Adam ha ricordato anche il passato doloroso della sua comunità Zaghawa, già vittima di un genocidio nel 2003, che lo costrinse a fuggire dal Sudan. “Oggi la storia si ripete – ha detto – e non so se i miei fratelli e la mia famiglia siano ancora vivi.”

La mobilitazione della comunità sudanese e l’appello agli Emirati Arabi Uniti

Alla manifestazione ha partecipato anche Mohammat Daoud, che ha sottolineato l’importanza di rendere visibile la tragedia umanitaria in corso in Sudan, in particolare ad Al-Fashir. “Siamo uniti per denunciare il genocidio che si sta consumando nel nostro paese,” ha dichiarato, ribadendo il rifiuto della guerra da parte dei civili.

Daoud ha lanciato un messaggio forte agli Emirati Arabi Uniti, accusati di sostenere le milizie con armi in cambio di oro e minerali: “Nessuna ricchezza potrà mai valere più della vita umana. Rifiutiamo di barattare la nostra umanità con i minerali.” La manifestazione ha visto inoltre il ringraziamento alle organizzazioni italiane come la Comunità di Sant’Egidio e il Centro Astalli, che da tempo supportano il popolo sudanese.

La mobilitazione a Roma rappresenta un appello urgente affinché l’Italia e l’Unione Europea si impegnino concretamente per fermare il genocidio in Sudan e garantire protezione e soccorso alle vittime di questo conflitto.

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