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Via il timbro sui passaporti: dal 12 ottobre arriva il nuovo Entry-Exit System

Dal 12 ottobre debutta il sistema digitale EES: controlli biometrici, registrazione automatica e dati centralizzati per viaggiatori extra-UE negli aeroporti italiani

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Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Roma, 11 ottobre 2025 – Dal 12 ottobre 2025 debutta ufficialmente l’Entry-Exit System (EES), il rivoluzionario sistema europeo di controllo delle frontiere esterne dell’area Schengen che sostituirà il tradizionale timbro sul passaporto con un controllo biometrico digitale. Dopo anni di rinvii, dovuti a motivi tecnici e a dibattiti sulla privacy, l’Europa avvia una nuova era per la gestione degli ingressi e delle uscite dei viaggiatori extra-UE, con una piena operatività prevista entro aprile 2026.

L’Entry-Exit System: cosa cambia per i viaggiatori extra-UE

L’EES è destinato esclusivamente ai cittadini provenienti da Paesi terzi che non necessitano di visto per soggiorni brevi (fino a 90 giorni ogni 180), come Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Brasile e Israele. Con questo sistema, spariranno le lunghe code per il timbro manuale sul passaporto: al loro posto, verranno raccolti dati biometrici come impronte digitali, riconoscimento facciale e scansione dell’iride, oltre a informazioni sul luogo e data di ingresso e uscita.

La registrazione preliminare avverrà presso terminali automatici situati negli aeroporti e nei porti, con una procedura semplice e rapida. I minori di 12 anni saranno esentati dalla raccolta delle impronte digitali. Durante la fase di registrazione, i viaggiatori dovranno confermare l’indirizzo di soggiorno e dimostrare di possedere risorse economiche sufficienti.

Questo processo permetterà di archiviare in modo sicuro e centralizzato i dati per un periodo di tre anni, facilitando il monitoraggio delle permanenze e riducendo il rischio di soggiorni irregolari o abusi dei permessi di breve durata.

Implementazione e impatto operativo in Italia e in Europa

In Italia, la fase di sperimentazione dell’EES è già partita nei principali scali aeroportuali di Milano Malpensa, Linate e Roma Fiumicino, oltre che nei porti di Civitavecchia e Genova. Dal 20 ottobre 2025, il sistema sarà applicato inizialmente a una quota del 10% dei passeggeri, con un’estensione progressiva fino al 100% entro la primavera del 2026.

Il sistema coinvolgerà complessivamente 29 Paesi, cioè i 25 Stati membri dell’area Schengen più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Paesi come Irlanda e Cipro, non appartenenti allo spazio Schengen, resteranno esclusi. Il database centrale sarà gestito dall’agenzia eu-LISA con sede a Tallinn, in Estonia, e garantirà un controllo più efficiente e sicuro delle frontiere esterne dell’Unione europea.

Sebbene inizialmente si prevedano possibili rallentamenti e code dovute al processo di prima registrazione biometrica, nel medio termine l’EES promette di snellire notevolmente i controlli, offrendo transiti più rapidi e sicuri.

Motivazioni e prospettive future

L’introduzione dell’EES rappresenta una risposta concreta alle crescenti esigenze di sicurezza e gestione dei flussi migratori verso l’Europa. Il sistema consente infatti di identificare con precisione i cosiddetti overstayers, ovvero i viaggiatori che superano i limiti di soggiorno consentiti, e contribuisce a prevenire usi fraudolenti dei documenti di viaggio.

L’Unione europea ha investito circa 142 milioni di euro per lo sviluppo tecnologico dell’EES, affidandone la realizzazione a un consorzio internazionale guidato da Ibm, Leonardo e Atos. L’EES si inserisce in un contesto più ampio di modernizzazione delle frontiere europee, che vedrà nel 2026 anche l’avvio del Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS), un sistema di pre-autorizzazione digitale obbligatoria per i viaggiatori esenti da visto.

Con l’entrata in vigore di questi strumenti, l’Europa si allinea agli standard internazionali già adottati da Paesi come Stati Uniti e Canada, rafforzando la sicurezza e migliorando l’esperienza di viaggio per milioni di passeggeri.

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