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Gaza City, 500mila palestinesi rientrati in città: “Non è rimasto nulla”

Il ritorno di centinaia di migliaia di sfollati a Gaza avviene tra macerie e carenze gravi: emergenza alloggi, crisi umanitaria e tensioni sui prigionieri complicano la ripresa

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Gaza

Gaza City / alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Gaza City, 11 ottobre 2025 – Dopo l’entrata in vigore della tregua, circa 500mila palestinesi sono rientrati nella città di Gaza, secondo le stime della protezione civile locale, guidata da Hamas. Tuttavia, il ritorno alla normalità è segnato da una situazione di estrema emergenza, con la mancanza di alloggi adeguati e un paesaggio urbano quasi completamente distrutto.

Il dramma del ritorno a Gaza City e Khan Yunis

Il rientro degli sfollati a Gaza City è accompagnato da un senso di sconforto profondo: “Non è rimasto nulla”, raccontano molti residenti. Le abitazioni e i quartieri un tempo familiari sono stati ridotti in macerie, spesso irriconoscibili a coloro che cercano di ricostruire la propria vita. Molti non hanno nemmeno i mezzi economici per spostarsi verso il nord della Striscia, dove sperano di trovare condizioni migliori, a causa delle pesanti ripercussioni di due anni di conflitto che hanno azzerato ogni fonte di reddito.

Situazione altrettanto critica si vive a Khan Yunis, dove l’80% del territorio è stato devastato, come ha dichiarato il sindaco Alaa al-Din al-Batta. Centinaia di migliaia di tonnellate di macerie ostruiscono le strade, mentre parchi, piazze e aree pubbliche sono stati completamente rasi al suolo. Nonostante l’impegno di nove squadre di emergenza per liberare le vie di comunicazione, la mancanza di mezzi pesanti rallenta le operazioni di bonifica.

Le tensioni sul rilascio dei prigionieri e la questione dei medici arrestati

Le trattative per il rilascio dei prigionieri palestinesi vedono nuovi ostacoli. Israele ha modificato una lista di nomi che Hamas aveva proposto per lo scambio nell’ambito dell’accordo per il cessate il fuoco, secondo fonti interne al movimento islamista riportate da Ynet. Il cambiamento è stato definito “sofisticato e astuto”, senza però specificare quali nomi siano stati sostituiti.

Inoltre, Israele ha deciso di non liberare due importanti medici palestinesi, il dottor Hussam Abu Safiya e il dottor Marwan al-Hams, arrestati rispettivamente nel dicembre 2024 e a luglio 2025. Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, è stato arrestato durante un raid militare che ha suscitato ampio clamore internazionale. Amnesty International ha sollecitato il suo rilascio, sottolineando il ruolo cruciale del medico nel soccorso umanitario.

Nel frattempo, i prigionieri palestinesi che dovrebbero essere rilasciati sono stati trasferiti nelle carceri di Ofer e Ketziot, secondo Haaretz. La distinzione tra i due istituti riflette la destinazione finale dei detenuti: Cisgiordania, Gaza o Egitto, in vista dello scambio imminente con Hamas per la liberazione degli ostaggi.

La difficile ricostruzione e le sfide umanitarie

Le condizioni a Gaza rimangono critiche. Il numero dei cadaveri recuperati dalle macerie ha raggiunto quota 150 nelle ultime ore, mentre circa 9.500 persone risultano ancora disperse. La scarsità di tende e strutture temporanee per accogliere le famiglie sfollate aggrava la crisi. Le autorità locali e le organizzazioni umanitarie chiedono con urgenza aiuti internazionali e il potenziamento delle infrastrutture per far fronte a questa emergenza senza precedenti.

Vertice di Sharm el-Sheikh: i leader presenti

La cerimonia di firma dell’accordo di pace si terrà nella località egiziana di Sharm el-Sheikh, situata sulla penisola del Sinai, nota per ospitare regolarmente incontri diplomatici di alto livello. La firma avverrà alla presenza del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e del presidente statunitense Donald Trump, in viaggio in Medio Oriente, il vertice rappresenta un momento decisivo per consolidare il cessate il fuoco e avviare la fase successiva del piano di pace. Sono attesi anche i leader di Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Spagna, Qatar e altri paesi garantendo un ampio sostegno internazionale.

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