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Cnr, precari a rischio: “Progetti in corso ma servono stabilizzazioni urgenti”

La mobilitazione dei ricercatori a termine del CNR rilancia l’allarme: senza stabilizzazioni e fondi adeguati, a rischio continuità e innovazione nei progetti scientifici italiani

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Stefano Chianese di Stefano Chianese

Nato a Roma nel 1995. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche e in Sviluppo Locale e Globale all’Università di Bologna, ho frequentato la Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso. Dopo un tirocinio al quotidiano Domani, collaboro con Alanews realizzando video-servizi su politica e cronaca romana. Tra i lavori più rilevanti, ho documentato la prima udienza del processo a Ilaria Salis, le cui immagini hanno avuto ampia risonanza a livello nazionale e internazionale

Roma, 10 ottobre 2025 – A margine dell’iniziativa “Smetto quando NON voglio” organizzata dai precari del CNR a Largo Argentina, nel cuore di Roma, è tornata con forza la richiesta di stabilizzazione per i ricercatori con contratti a termine. La precarietà contrattuale, secondo gli intervenuti, sta causando gravi ripercussioni sui progetti di ricerca in corso, mettendo a rischio la continuità e l’innovazione scientifica.

Ricercatori precari e progetti a rischio: la testimonianza diretta

immagine

Gennaro Rollo, ricercatore CNR con un’esperienza di dieci anni in condizioni di precarietà, ha illustrato il paradosso che caratterizza il suo lavoro: “Sto portando avanti un progetto innovativo che sviluppa maglie in grado di gestire le condizioni termiche esterne per garantire comfort e risparmio energetico. Tuttavia, nonostante la previsione di una continuazione del progetto, il mio contratto scade tra soli 20 giorni e non so se potrò continuare a lavorarci, anche qualora il progetto venga approvato”. Rollo ha sottolineato come la soluzione sia nelle mani delle istituzioni: “Il CNR e i governi passati e presenti hanno dimostrato che volere è potere. Le risorse e le possibilità ci sono, resta da capire se esiste la volontà politica di valorizzare chi ha contribuito per anni alla ricerca”.

Un’altra voce significativa è quella di una ricercatrice dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria, specializzata in prevenzione del rischio sismico e gestione delle emergenze. Dopo sei anni di assegno di ricerca, il suo contratto è scaduto il 31 dicembre 2024, e come lei anche altri colleghi sono stati esclusi dal progetto di ricerca. “Il progetto continua, ma con meno risorse e un carico maggiore per chi è rimasto. C’è la speranza che vengano avviati nuovi progetti e che il governo aumenti i finanziamenti per la ricerca e le stabilizzazioni”, ha spiegato.

Fondi, stabilizzazioni e prospettive future

Sul tema dei finanziamenti e delle stabilizzazioni è intervenuto Nicola Fantini, consigliere di amministrazione del CNR eletto dal personale: “Abbiamo ricevuto finanziamenti per la stabilizzazione solo di una parte del personale a tempo determinato. Nella prossima settimana si terrà un incontro tra amministrazione e sindacati per definire i termini della stabilizzazione”. Fantini ha evidenziato l’importanza di un impegno condiviso tra il CNR, il Ministero dell’Università e della Ricerca e il governo per mantenere in servizio le competenze sviluppate negli anni. “Queste competenze sono fondamentali per il rinnovamento delle infrastrutture di ricerca e possono contribuire a diverse traiettorie di sviluppo per il Paese, non solo in ambito scientifico ma anche industriale e tecnologico”, ha concluso.

La mobilitazione dei precari del CNR continua, con l’obiettivo di ottenere stabilità contrattuale e mettere al sicuro il futuro di progetti di ricerca strategici per il progresso scientifico e sociale dell’Italia.

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