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Eurovision, Urtasun: “Spagna pronta al boicottaggio se Israele non sarà escluso”

Dopo Irlanda, Slovenia e Islanda, anche Spagna e Paesi Bassi minacciano il boicottaggio dell’Eurovision 2026 per la presenza di Israele

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Il logo dell'Eurovision | Shutterstock - alanews

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Madrid, 15 settembre 2025 – Sale la tensione in vista dell’Eurovision Song Contest 2026, con un numero crescente di Paesi europei che minacciano di boicottare l’evento qualora venga confermata la partecipazione di Israele. Dopo le prime defezioni annunciate da Irlanda, Slovenia e Islanda, anche i Paesi Bassi e ora la Spagna si dicono pronti a non prendere parte alla kermesse musicale se non verrà escluso il Paese mediorientale.

La posizione della Spagna e le pressioni diplomatiche

In un’intervista rilasciata alla radio pubblica spagnola RNE, il ministro della Cultura spagnolo e portavoce del gruppo di sinistra Sumar, Ernets Urtasun, ha dichiarato che, seguendo l’esempio di altri governi, “se non riusciamo a espellere Israele, la Spagna non deve partecipare” all’Eurovision 2026. Urtasun ha inoltre sottolineato come la Spagna stia esercitando la maggiore pressione diplomatica su Israele e abbia già contribuito a modificare la posizione del governo sulle sanzioni imposte al Paese. Il ministro ha anche elogiato le recenti manifestazioni pro Palestina a Madrid, che hanno portato alla cancellazione di una tappa della Vuelta de España, definendo quel risultato un “messaggio chiaro al mondo: non tolleriamo che eventi sportivi e culturali possano normalizzare un genocidio”.

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha già espresso la richiesta di escludere Israele dall’evento, mentre Urtasun ha replicato alle critiche del Partido Popular, accusandolo di “mancanza assoluta di credibilità in materia di politica estera”, ricordando che lo stesso partito non si era opposto all’esclusione della Russia dall’Eurovision e da altre competizioni sportive internazionali.

Cresce la lista dei Paesi pronti al boicottaggio

L’Eurovision 2026, che si terrà a Vienna, è già nel caos a molti mesi dall’evento. La televisione pubblica olandese AVROTROS ha annunciato la possibilità di non partecipare qualora Israele fosse confermato, motivando la decisione con la “continua e grave sofferenza umana a Gaza” e la “grave erosione della libertà di stampa” nel territorio. L’Irlanda, la Slovenia e l’Islanda avevano già espresso posizioni simili. In Norvegia e Finlandia si registrano inoltre crescenti proteste e appelli per escludere Israele.

L’Unione Europea di Radiodiffusione (UER), organismo che organizza l’Eurovision Song Contest, dovrà decidere entro dicembre quali Paesi parteciperanno. In passato, l’UER ha già escluso Stati come la Bielorussia nel 2021 e la Russia nel 2022 per motivi politici, in seguito a pressioni e minacce di boicottaggio da parte di diverse nazioni.

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