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Milano, centinaia al flash-mob per Matteo Barone: “Era la mia vita”

Striscioni, luci e commozione per chiedere più sicurezza stradale dopo la morte di Matteo Barone. Raccolta fondi per la famiglia e appello a limiti più severi in città.

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Riccardo Sciannimanico di Riccardo Sciannimanico

Mi chiamo Riccardo Sciannimanico e sono nato a Pavia nel 1996. Sono un aspirante giornalista e da aprile 2024 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale realizzo video e articoli ripresi anche dai principali editori italiani e stranieri. Sono appassionato di cinema e storytelling, ambito nel quale mi sono formato per massimizzare la resa nel mio lavoro

Milano, 10 settembre 2025 – Una serata di commozione e partecipazione ha visto centinaia di persone radunarsi in un flash-mob per ricordare Matteo Barone, il giovane di 25 anni tragicamente scomparso lo scorso 6 settembre dopo essere stato investito da un’auto all’incrocio tra via Ingegnoli e via Porpora, nel cuore di Milano.

Il ricordo di Matteo Barone tra striscioni e luci al neon

immagine

Il luogo dell’incidente si è trasformato in un vero e proprio presidio di memoria e protesta. Diverse persone hanno esposto striscioni con la scritta “basta morti in strada”, mentre le strisce pedonali attraversate da Matteo quella sera sono state illuminate da luci al neon, simbolo vivido della necessità di garantire maggiore sicurezza ai pedoni. I partecipanti hanno attraversato ripetutamente le strisce, bloccando brevemente il traffico per richiamare l’attenzione su un problema urgente e spesso trascurato.

In via Adelchi, dove Matteo è stato sbalzato dall’impatto, sono stati deposti un mazzo di fiori e una fotografia del ragazzo, attorno ai quali si sono stretti amici e parenti, manifestando il loro dolore. Tra i presenti, anche il migliore amico di Matteo, Dario, che ha ricordato con commozione: “Baro era la mia vita. Quando non sapevo cosa fare, sapevo che c’era lui. Questo incidente non doveva accadere, c’è tanta rabbia ma anche un vuoto che si annulla quando si sta insieme.” Dario ha inoltre raccontato un aneddoto personale, sottolineando la profonda amicizia che legava lui e Matteo.

La serata è stata accompagnata dall’esecuzione di una canzone inedita di Matteo, che ha commosso i presenti, e si è conclusa con l’accensione di fumogeni rossi, a simboleggiare la lotta contro la perdita di vite sulle strade.

Le circostanze dell’incidente e le reazioni delle autorità

Il conducente dell’auto che ha investito Matteo è Giusto Chiacchio, un poliziotto di 26 anni, arrestato inizialmente dopo essere risultato positivo all’alcol test con un tasso superiore al limite consentito (0,63 e 0,60 contro lo 0,50). Tuttavia, dopo l’interrogatorio avvenuto l’8 settembre presso il carcere di Bollate, è stato scarcerato e posto a piede libero, con l’arresto convalidato ma senza misure cautelari in atto. Durante l’interrogatorio, Chiacchio ha dichiarato di aver guidato tra i 50 e i 70 km/h, di aver visto Matteo attraversare le strisce pedonali correndo e di aver frenato prima dell’impatto.

Tuttavia, un testimone oculare ha riferito una versione differente, descrivendo un’auto che procedeva a forte velocità e un pedone che attraversava normalmente sulle strisce. Il giudice ha sottolineato come, anche qualora la velocità fosse stata entro i limiti, essa sarebbe stata comunque eccessiva data l’ora notturna e la presenza dell’attraversamento pedonale.

L’avvocato Domenico Musicco, presidente dell’AVISL – Associazione Vittime Incidenti Stradali e sul Lavoro, ha denunciato l’assenza di una reale politica di prevenzione per la sicurezza dei pedoni, citando le decine di morti annuali nelle grandi città e sollecitando l’introduzione del limite di 30 km/h nelle zone urbane densamente popolate.

Parallelamente, è stata avviata una raccolta fondi per supportare la famiglia di Matteo, mentre la comunità si stringe nel ricordo di un giovane la cui vita è stata tragicamente spezzata sulle strade di Milano.

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