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Digiuno collettivo dei sanitari per Gaza, “fermare chi uccide chi porta soccorso”

Operatori sanitari e associazioni chiedono stop alle forniture di armi, corridoi umanitari e boicottaggio dei farmaci Teva per sostenere la popolazione di Gaza.

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Marco Vesperini di Marco Vesperini

Mi chiamo Marco Vesperini, classe 1989, sono di Porto Sant’Elpidio, un paesino sulla costa marchigiana. Giornalista pubblicista, collaboro con Alanews dal 2023 e con ilfattoquotidiano.it dal 2016. Mi occupo principalmente di cronaca, politica e cultura

Roma, 27 agosto 2025 – In vista della crescente emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza, la rete #digiunogaza, insieme a Sanitari per Gaza e alla campagna BDS “Teva? No grazie”, ha indetto per il 28 agosto una Giornata nazionale di digiuno collettivo. L’iniziativa serve come forma di pressione civile contro il genocidio in corso e include anche un appello al boicottaggio dei farmaci prodotti dalla compagnia israeliana Teva, accusata di complicità nel sistema di oppressione in Palestina.

Una mobilitazione ampia e partecipata

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A poche settimane dalla prima mobilitazione del 29 luglio, la nuova iniziativa ha raccolto l’adesione di migliaia di operatori sanitari, tra medici e infermieri, oltre a 500 ospedali, strutture territoriali e numerose associazioni. Tra i sostenitori figura anche don Luigi Ciotti, noto per il suo impegno civile e sociale. Gli organizzatori rivolgono un appello al Governo italiano affinché sospenda la fornitura di armi a Israele, apra corridoi umanitari e garantisca aiuti alimentari e sanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, area di 45 km² e popolata da circa 590.000 persone, la più grande città palestinese.

Sandro Frassanito, infermiere dell’ospedale Spallanzani, sottolinea la gravità della situazione: “È da due anni che vediamo Israele che uccide civili, insieme ad ospedali, infermieri, medici, soccorritori, non se ne può più”. La testimonianza di chi è in prima linea è forte e chiara: la partecipazione al digiuno è definita come “una forma di resistenza”, indispensabile per chi, come loro, assiste quotidianamente a quello che viene definito un vero e proprio genocidio, anche contro chi porta aiuto.

Attacchi mirati e violazioni del diritto umanitario

Il medico di base Chiara Piliego denuncia l’uso della tecnica del “double tap strike”, che mira non solo a colpire gli ospedali, ma anche a uccidere i soccorritori dei feriti. “Tutto porta a voler annientare la popolazione di Gaza e togliergli il diritto alla salute e alla vita”, afferma. Questa strategia di attacco mette in evidenza la gravità della situazione sanitaria, già compromessa da un blocco che grava sull’intera Striscia, dove la popolazione è prevalentemente giovane, con il 75% sotto i 25 anni, e dipende da fonti idriche sotterranee molto limitate.

L’infermieristica Marzia Colagrossi fa inoltre notare come non venga fatta alcuna distinzione tra bambini, sanitari e civili, tutti vittime innocenti che si trovano semplicemente nel luogo dove si sta consumando questa tragedia umanitaria. L’attacco all’ospedale Nasser, uno dei principali di Gaza, è emblematico di questa violazione costante del diritto internazionale e dei diritti umani.

Gaza, città con una storia millenaria e oggi al centro di un conflitto che ne sta mettendo a dura prova la sopravvivenza, continua a vivere sotto il peso delle ostilità che ne minacciano la popolazione e le infrastrutture vitali.

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