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Fina (Pd) in Senato: “In carcere si muore di caldo, la politica tace”

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Lettera di Alemanno denuncia sovraffollamento, caldo estremo e scarsa assistenza sanitaria nelle carceri italiane; aumentano i suicidi, urgono riforme strutturali.

Luca Piludu di Luca Piludu

Classe 1986, nato a Lecco. Sono un giornalista ormai da diversi anni. Sognavo di fare questo lavoro fin dall’età dell'adolescenza. Il motore che mi ha spinto a intraprendere questa professione? Il fatto che fin da bambino sono anche un grande appassionato di sport, in particolare di quello che è il più popolare in Italia: il calcio. Tuttavia, avendo capito ben presto di non essere proprio un fuoriclasse sul campo, ho cercato di unire al calcio l’altra mia più grande passione: il giornalismo e nello specifico la cronaca sportiva. Ho cercato, quindi, di diventare un giornalista sportivo per poter così provare a raccontare quello che lo sport e il calcio trasmettono. Ora spero di poterlo fare al meglio anche per i lettori dei miei articoli.

Roma, 2 luglio 2025 – Durante il dibattito al Senato sulla riforma della separazione delle carriere, il senatore del Partito Democratico Michele Fina ha scelto di leggere in Aula una lettera accorata e drammatica inviata da Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e oggi detenuto nel carcere di Rebibbia. Il testo, un vero e proprio diario, offre un quadro agghiacciante delle condizioni di vita nelle carceri italiane, soffocate dal caldo torrido e dal sovraffollamento.

La testimonianza di Alemanno: “Qui si muore di caldo, ma la politica dorme con l’aria condizionata”

Nel corso del suo intervento, il senatore Fina ha voluto richiamare l’attenzione dell’Aula sulle parole di Alemanno, un “avversario politico da cui mi sento lontano”, ma le cui parole, ha sottolineato Fina, suonano come un richiamo urgente a tutti. Nel diario letto in Aula, Alemanno descrive con dovizia di particolari come la temperatura nelle celle di Rebibbia aumenti sensibilmente salendo ai piani superiori: “Al secondo e ultimo piano ci sono quasi dieci gradi in più rispetto al piano terra”. Le celle, costruite negli anni ’70 in cemento armato senza alcuna coibentazione, diventano “celle-forno” durante l’estate, senza alcun impianto di condizionamento. I detenuti sono costretti a ricorrere a ventilatori antiquati e a stratagemmi improvvisati per cercare di alleviare il caldo insopportabile.

Alemanno denuncia anche la mancata capacità dell’amministrazione penitenziaria di rispondere alle necessità più elementari: “L’Amministrazione è troppo impegnata a organizzare eventi sportivi e di intrattenimento per dare impulso alle pratiche burocratiche più semplici, come l’acquisto di un ventilatore o di qualche medicina”. La situazione è aggravata dal sovraffollamento, che rende la convivenza nei reparti “una tortura” e alimenta proteste carcerarie già registrate in diverse regioni italiane.

Sovraffollamento, carenza di personale e disservizi: una situazione al limite

La lettera di Alemanno mette in luce anche problemi strutturali e organizzativi gravi: la carenza di personale, l’assenza di figure chiave come il Caporeparto in alcuni bracci del carcere, la convivenza forzata di detenuti con patologie contagiose come la scabbia, e la difficoltà dei tribunali di sorveglianza a concedere pene alternative, nonostante i requisiti di molti detenuti. L’ex sindaco racconta il caso emblematico di un 81enne detenuto per reati finanziari, ancora in carcere nonostante il riconoscimento del diritto agli arresti domiciliari da parte del Tribunale.

“La politica dorme con l’aria condizionata”, ripete Alemanno, riferendosi a una classe dirigente che continua a rimandare interventi concreti, lasciando che la situazione peggiori. Non mancano i dati allarmanti sui suicidi tra i detenuti: 71 nel 2024 e già 38 nei primi sei mesi del 2025, un numero che parla di un sistema al collasso, incapace di garantire condizioni di vita dignitose e sicurezza.

Il senatore Fina ha spiegato di sentirsi “convocato dalle parole di Mattarella” e ha voluto portare in Aula questa testimonianza “perché quando si fa politica, soprattutto istituzionale, non si può voltare la testa dall’altra parte”. Le parole di Alemanno, rilanciate da Fina, riportano al centro del dibattito politico la questione delle condizioni carcerarie, sollevando un’accusa pesante verso chi governa e non interviene in modo efficace per risolvere una crisi umanitaria dentro i penitenziari italiani.

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