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Silvestri: “Spese militari al 5% segnale di preparazione al conflitto, rischio economia di guerra”

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Pasquale Luigi Pellicone di Pasquale Luigi Pellicone

Luigi Pellicone, classe 1979, romano di adozione, romanista per vocazione. Laureato in Lettere Moderne, un breve passato da insegnante poi giornalista dal 2007. Sei anni in Alanews, appassionato di sport e politica amo seguire le vicende sul campo senza soluzione di continuità

Il senatore critica l’aumento delle spese militari, giudicando insostenibile il costo per la difesa e l’economia di guerra. Dubbi anche sulle politiche migratorie verso l’Albania.

Roma, 30 giugno 2025 – In un contesto di crescenti tensioni internazionali e investimenti militari, il dibattito sul riarmo e sull’economia di guerra torna al centro della scena politica europea. Il senatore Giorgio Silvestri ha espresso una forte critica riguardo all’incremento della spesa per la difesa, sottolineando come dietro la soglia del 5% del PIL destinata alla difesa si cela un vero e proprio scenario bellico programmato.

L’economia di guerra e il costo insostenibile della difesa

“Questi sono gli effetti dell’incapacità diplomatica europea e americana – ha dichiarato Silvestri –. Si iniziano a vedere i frutti di quanto creato, ora serve uscirne, ma il vero problema è che l’Europa non ha capito i problemi del passato”. Secondo il senatore, la spesa di 100 miliardi di euro annui per la difesa è un costo insostenibile senza uno scenario di guerra reale. “Nessun sistema di spesa, di cui il 75% è in armi, si regge senza una guerra. Questo significa che noi ci stiamo preparando al conflitto. Non ha senso pensare di spendere per accumulare armi in deposito”.

Silvestri ha inoltre sottolineato che “dietro il 5% c’è una programmazione che non vogliamo”. Pur confermando il sostegno alla difesa, il senatore ha fatto una distinzione netta tra una gestione responsabile, come quella adottata dal premier spagnolo Pedro Sánchez, e quella italiana, che secondo lui “disintegra i bilanci dello stato per fronteggiare un’economia di guerra”. “L’economia di guerra si programma per andare in guerra”, ha aggiunto, evidenziando la necessità di un cambio di rotta.

Critiche sull’Albania e la gestione dei flussi migratori

Silvestri ha poi toccato il tema dell’Albania, definendo “un fallimento prima economico e poi giuridico” le politiche italiane verso il paese balcanico, in particolare riguardo alla gestione dell’immigrazione. “Non è un problema di costituzionalità, a parte che non sono in grado di scrivere una legge”, ha affermato, anticipando che nel prossimo decreto flussi si prevederà l’ingresso di ulteriori migranti, molti dei quali “saranno irregolari”.

Questo giudizio arriva in un momento in cui l’Italia e l’Albania hanno firmato nel novembre 2023 un accordo per istituire due centri in Albania dove trasferire persone soccorse in mare, compresi richiedenti asilo. Tuttavia, organizzazioni come Amnesty International hanno espresso preoccupazioni riguardo agli impatti negativi di tale accordo sui diritti umani fondamentali, tra cui la libertà personale e il diritto d’asilo.

Il dibattito sul riarmo e la gestione dei flussi migratori rimane dunque acceso, con posizioni nette che riflettono le difficoltà di un’Europa alle prese con sfide economiche, politiche e umanitarie di grande portata.

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