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Detenzione dei migranti nei Cpr in Albania, nuovo via libera della Cassazione

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L'esterno di uno dei cpr in Albania

L'esterno di uno dei cpr in Albania | Alanews.it

Redazione di Redazione

Roma, 10 maggio – La Cassazione, nella sua I sezione penale, ha emesso una nuova sentenza riguardante i rimpatri dei migranti dai centri di detenzione in Albania. I giudici hanno stabilito che la richiesta di protezione internazionale da parte di migranti trasferiti a Gjader non è incompatibile con la detenzione. La sentenza, originata da un caso riguardante un trentenne marocchino approdato a Lampedusa nel 2021, conferma l’equiparazione di Gjader ad altri centri in Italia. Il Viminale aveva emesso un decreto di espulsione per il giovane, ma la sua domanda di protezione è stata considerata strumentale. L’avvocato del migrante ha promesso di lottare in Corte d’appello per i diritti dei migranti

Una recente sentenza della Prima Sezione Penale della Cassazione ha aperto nuovi scenari riguardo alla gestione dei migranti nei centri di detenzione in Albania. Secondo la decisione dei giudici, la richiesta di protezione internazionale da parte dei migranti trasferiti nei centri albanesi non è incompatibile con la loro detenzione. Questo pronunciamento, riportato oggi dal Corriere della Sera, stabilisce che il centro di Gjader, in Albania, deve essere considerato equivalente ai centri di detenzione presenti in Italia.

Il caso del giovane migrante marocchino

Il caso che ha portato a questa sentenza coinvolge un giovane migrante marocchino, approdato a Lampedusa nel 2021. Dopo essere stato emesso un decreto di espulsione nei suoi confronti, il giovane è stato trasferito in Albania, dove ha presentato una domanda di protezione internazionale. Tuttavia, la Questura di Roma ha ritenuto tale richiesta strumentale, dando avvio a un contenzioso legale che ha coinvolto il Viminale.

La decisione della Cassazione

I giudici della Cassazione hanno confermato la legittimità del trattenimento del migrante nel centro albanese, sostenendo che questo debba essere equiparato ai centri di detenzione italiani, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legge 286/98. La sentenza ha generato un acceso dibattito, con l’avvocato del migrante, Salvatore Fachile, che ha espresso il suo dissenso: “Riteniamo questo pronunciamento un grave errore e ci batteremo affinché vengano riconosciuti i diritti di queste persone.”

Implicazioni per la gestione dei migranti

Il caso è ora rinviato alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare la situazione del giovane migrante e la legittimità della sua richiesta di asilo. Questa sentenza potrebbe avere ripercussioni significative sulla gestione dei migranti in Italia e sulla cooperazione con i paesi terzi, come l’Albania, per quanto riguarda i rimpatri e la detenzione.

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