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Saman Abbas, parla lo zio: “Ho visto i cugini scavare, ma non ero presente quando l’hanno sepolta”

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Un selfie di Saman Abbas

Un selfie di Saman Abbas | Photo licensed under CC BY 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/deed.en) - alanews.it

Redazione di Redazione

BOLOGNA, 04 APR – Durante il processo di appello per l’omicidio di Saman Abbas, il suo zio, Danish Hasnain, ha dichiarato di essere stato presente quando hanno scavato, ma non quando l’hanno sepolta. Ha rifiutato di aiutare i cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, testimoniando che si sono allontanati con il corpo

Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas, ha recentemente rilasciato dichiarazioni scioccanti durante il processo di appello per l’omicidio della giovane nipote, avvenuto tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2021. La sua testimonianza, che mette in discussione le versioni fornite da alcuni degli imputati, ha riacceso l’attenzione su un caso che continua a suscitare indignazione e interesse nell’opinione pubblica.

La testimonianza di Danish Hasnain

Nel corso dell’udienza, Danish ha affermato di essere stato presente mentre i cugini di Saman, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, scavavano la fossa per seppellire il corpo della ragazza. Tuttavia, ha chiarito che non ha assistito alla fase finale della sepoltura. “Quando scavavano ero presente, ma quando l’hanno sepolta non ero più lì”, ha spiegato, sottolineando la sua assenza in un momento cruciale. Questa affermazione ha sollevato interrogativi e ha costretto i presenti in aula a riflettere sulle discrepanze tra le varie testimonianze.  L’uomo ha parlato dopo l’audizione del perito archeologo forense Dominic Salsarola e dopo che il presidente della Corte di assise di appello Domenico Stigliano gli ha chiesto se fosse disponibile a raccontare cosa aveva visto la sera dell’omicidio.

Le dinamiche familiari e sociali

Il processo sta esplorando non solo i dettagli dell’omicidio, ma anche le dinamiche familiari e le pressioni sociali che hanno caratterizzato il contesto in cui si è consumato il delitto. Saman, una giovane di soli 18 anni, è stata uccisa in un contesto di conflitto tra la sua volontà di vivere liberamente e le aspettative della sua famiglia. Le sue scelte, in particolare la decisione di intraprendere una relazione non approvata dai suoi familiari, sono state al centro della narrativa che ha portato alla tragedia.

Danish ha raccontato di essere stato contattato dai cugini e di aver rifiutato di aiutarli nel compiere quello che avrebbe potuto essere un atto di occultamento. Ha descritto un momento di grande angoscia, rivelando che, dopo aver assistito a ciò che stava accadendo, si è ritirato a casa, dove ha trascorso del tempo a piangere per la perdita della nipote. “Ero molto provato, sono stato 10-15 minuti a piangere”, ha detto.

Ambiguità e contraddizioni

Tuttavia, la sua testimonianza ha sollevato interrogativi rispetto a precedenti dichiarazioni in cui aveva affermato di aver aiutato a spostare la terra. “Sì, ho solo spostato la terra”, ha risposto, cercando di chiarire un punto che potrebbe apparire contraddittorio.

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