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Israele si rivolge al Papa: “Riportare gli ostaggi a casa è un dovere morale, è Hamas a colpire i civili”

by Redazione
24 Marzo 2025
Fine della tregua a Gaza le reazioni

Pixabay @YuliiaBukovska - alanews.it

Questo appello è stato formulato in una nota ufficiale dell’ambasciata israeliana presso la Santa Sede, diffusa “in riferimento all’Angelus” del Pontefice

Nella complessa e spesso drammatica situazione del conflitto israelo-palestinese, Israele ha recentemente rivolto un appello diretto a Papa Francesco, sottolineando l’importanza di riportare a casa gli ostaggi ancora trattenuti da Hamas nella Striscia di Gaza. Questo appello è stato formulato in una nota ufficiale dell’ambasciata israeliana presso la Santa Sede, in risposta a dichiarazioni del Papa durante l’Angelus.

La posizione di Israele

Secondo la nota dell’ambasciata, le azioni militari israeliane sono condotte nel rispetto del diritto internazionale, con l’obiettivo di minimizzare i danni ai civili. Le autorità israeliane hanno affermato che, mentre Hamas continua a colpire deliberatamente i civili, Israele sta adottando misure straordinarie per proteggere la popolazione innocente.

  1. Hamas ha ripetutamente violato il cessate il fuoco.
  2. Ha utilizzato le pause per ricostruire il suo arsenale militare.

Attualmente, si stima che circa 59 ostaggi siano ancora trattenuti a Gaza in condizioni ritenute disumane, e Israele considera un “dovere morale” riportarli a casa.

Dopo l’Angelus, Israele nella nota dell’ambasciata afferma: “È Hamas a colpire deliberatamente i civili”. “L’operazione israeliana è condotta in piena conformità con il diritto internazionale e mira a ridurre al minimo i danni ai civili. Mentre Hamas colpisce deliberatamente i civili, Israele adotta misure straordinarie per ridurre al minimo i danni ai civili”, dice la nota dell’ambasciata di Israele presso la Santa Sede diffusa “in riferimento all’Angelus” del Papa. “Hamas ha ripetutamente violato il cessate il fuoco – sottolinea – e lo ha utilizzato per ricostruire il suo arsenale militare. 59 ostaggi sono ancora trattenuti a Gaza in condizioni disumane” e “lo Stato di Israele ritiene che sia suo dovere morale riportarli a casa”. 

Le parole del Papa

Papa Francesco, che si è affacciato da un balconcino del Gemelli in occasione dell’Angelus domenicale (è la prima apparizione pubblica dal suo ricovero il 14 febbraio scorso), durante l’Angelus ha espresso il suo profondo rammarico per la ripresa dei bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, evidenziando il grave numero di morti e feriti tra la popolazione civile. “Mi ha addolorato la ripresa di pesanti bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, con tanti morti e feriti. Chiedo che tacciano subito le armi; e si abbia il coraggio di riprendere il dialogo, perché siano liberati tutti gli ostaggi e si arrivi a un cessate il fuoco definitivo”, ha affermato il Pontefice, aggiungendo che è fondamentale lavorare per la liberazione di tutti gli ostaggi e per raggiungere un cessate il fuoco duraturo.

Il Papa ha descritto la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza come “gravissima”, sottolineando la necessità di un impegno urgente da parte delle parti coinvolte e della comunità internazionale. “Nella Striscia la situazione umanitaria è di nuovo gravissima ed esige l’impegno urgente delle parti belligeranti e della comunità internazionale”, ha infatti aggiunto il Pontefice. Queste dichiarazioni arrivano in un momento in cui la tensione tra Israele e Hamas è nuovamente alta, con un aumento dei raid aerei e delle operazioni militari.

La reazione della comunità internazionale

La situazione a Gaza ha attirato l’attenzione della comunità internazionale, con numerosi leader e organizzazioni che hanno espresso preoccupazione per la grave crisi umanitaria. Le Nazioni Unite hanno sottolineato la necessità di proteggere i civili e di fornire assistenza umanitaria a coloro che sono colpiti dal conflitto. La richiesta del Papa di un immediato cessate il fuoco e di riprendere il dialogo è stata supportata da molte nazioni, che vedono nel dialogo l’unica via per una risoluzione pacifica del conflitto.

Le sfide future

Mentre le tensioni continuano a persistere, la questione degli ostaggi e la protezione dei civili rimangono al centro del dibattito internazionale. Le parole di Israele e del Papa evidenziano la complessità della situazione e l’urgenza di trovare una soluzione che possa garantire sicurezza e dignità a tutte le parti coinvolte. La comunità internazionale è chiamata a un ruolo attivo nel promuovere il dialogo e nel garantire che i diritti umani siano rispettati, in un contesto dove la sofferenza di innocenti continua ad essere una realtà quotidiana.

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