San Francisco, 18 febbraio 2026 – Oggi Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Meta Platforms, è atteso come testimone chiave in un processo giudiziario di grande portata che si svolge in California. L’udienza verte sulla presunta responsabilità delle grandi piattaforme social di aver intenzionalmente progettato i loro algoritmi per indurre i minori a un utilizzo compulsivo, con gravi ripercussioni sulla salute mentale degli utenti più giovani.
Il Processo Meta: Mark Zuckerberg al centro del dibattito sulla sicurezza dei minori
Il procedimento giudiziario riguarda in particolare le piattaforme Facebook, Instagram e WhatsApp, tutte sotto il controllo di Meta, e si concentra sulle accuse di danni psicologici e dipendenza causati dagli algoritmi personalizzati. Al centro del contenzioso c’è il caso di Kaley G.M., una ventenne californiana che ha utilizzato assiduamente YouTube, Instagram, TikTok e Snapchat fin dall’infanzia. La giovane sostiene di aver subito disturbi mentali, tra cui ansia e depressione, a causa del meccanismo di “aggancio” ideato per trattenere l’attenzione degli utenti minorenni sulle piattaforme.
Per la prima volta, Mark Zuckerberg si presenta davanti a una giuria ordinaria per rispondere direttamente di queste accuse, dopo aver già testimoniato in passato davanti al Congresso USA. Il processo, che si prevede si protrarrà fino a fine marzo, potrebbe rappresentare un precedente legale fondamentale, costituendo un punto di svolta nella regolamentazione della responsabilità delle piattaforme digitali rispetto ai contenuti e alle loro strutture tecniche.

Zuckerberg: il percorso da programmatore a CEO di Meta
Mark Elliot Zuckerberg è nato nel 1984 a White Plains, New York. Già definito un prodigio della programmazione fin dagli anni delle scuole superiori, ha co-fondato Facebook nel 2004 mentre frequentava l’Università di Harvard, lasciando gli studi per dedicarsi al progetto che sarebbe diventato il più grande social network mondiale. Oggi, con un patrimonio stimato attorno ai 250 miliardi di dollari, Zuckerberg guida Meta, la holding che include anche Instagram e WhatsApp.
Nel corso degli anni, Zuckerberg ha affrontato numerose controversie legali, tra cui cause per questioni di proprietà intellettuale e privacy degli utenti. La sua figura resta centrale nel dibattito globale sull’impatto dei social network sulla società, soprattutto in relazione alla tutela dei minori e alla gestione dei contenuti potenzialmente dannosi.
La responsabilità tecnica delle piattaforme e il diritto statunitense
Il processo si focalizza sulle caratteristiche progettuali delle app e sulle funzionalità degli algoritmi, non sui contenuti generati dagli utenti. Secondo la legislazione statunitense vigente, infatti, le piattaforme godono di una quasi totale immunità rispetto ai contenuti pubblicati dagli utenti, ma sono chiamate a rispondere per le scelte tecniche che possono favorire comportamenti compulsivi e dannosi.
La giuria dovrà stabilire se Meta, così come Google per YouTube, abbia strutturato le proprie piattaforme in modo da incentivare un uso eccessivo e dannoso per i minori, contribuendo a quella che molti esperti definiscono un’emergenza sanitaria legata a depressione, ansia e disturbi alimentari tra i giovani utenti. La sentenza potrebbe aprire la strada a migliaia di cause analoghe negli Stati Uniti e a un ripensamento normativo globale sulle responsabilità delle piattaforme digitali.





