Bruxelles, 11 marzo 2026 – Durante il dibattito in plenaria sulla protezione dei minori online, il Commissario Europeo per l’Energia, Dan Jørgensen, ha sottolineato che il regolamento noto come Chat Control non deve essere inteso come una forma di sorveglianza generalizzata. “I bambini sono spesso troppo spaventati per denunciare, e i familiari o non sono a conoscenza dell’abuso o sono essi stessi autori di abusi”, ha spiegato Jørgensen. “Quando l’abuso è nascosto in comunicazioni private, è necessaria la capacità di rilevamento da parte delle aziende per aprire il caso. Non si tratta di nuove tecnologie, ma di strumenti già esistenti che possono rilevare la presenza di malware, spam o materiale di abuso sessuale su minori, senza comprendere il contenuto del messaggio. Non stiamo parlando di sorveglianza”.
Il contesto attuale degli abusi online e la risposta europea
Il Commissario ha ricordato come, solo nell’ottobre 2025, la CyberTipline abbia ricevuto 21,3 milioni di segnalazioni di sospetto sfruttamento sessuale di minori, un numero venti volte superiore rispetto al 2010. Parallelamente, l’adescamento online è aumentato di oltre trenta volte negli ultimi cinque anni, raggiungendo 1,4 milioni di segnalazioni nel 2025. La sfida principale, ha aggiunto, deriva dalla natura transnazionale dei servizi online e dalla frammentazione dei sistemi nazionali di contrasto, che indebolisce l’efficacia delle forze dell’ordine e genera incertezza giuridica.
Chat Control 2.0: tra sicurezza digitale e tutela della privacy
Il regolamento Chat Control 2.0 si propone di introdurre sistemi automatizzati per la scansione di messaggi, email e contenuti privati, al fine di individuare materiale illecito relativo allo sfruttamento dei minori su diverse piattaforme digitali, comprese chat private, servizi cloud e piattaforme di gaming. La misura, in discussione nei triloghi tra Parlamento Europeo, Commissione e Consiglio, si trova ora a un bivio cruciale: garantire la sicurezza senza compromettere i diritti fondamentali alla privacy e alla segretezza delle comunicazioni.
Nonostante la scansione sia formalmente volontaria per i provider, la pressione normativa e i rischi reputazionali spingono verso una sua adozione diffusa, configurando così una sorveglianza preventiva e generalizzata, che suscita preoccupazioni sul rispetto dei principi costituzionali di vari Stati membri, tra cui l’Italia. Il regolamento prevede inoltre la creazione di un Centro Europeo sugli abusi sessuali su minori, che centralizzerà le segnalazioni e coordinerà le attività di contrasto, ma solleva interrogativi su potenziali estensioni future del suo ambito operativo e sulla vulnerabilità sistemica derivante da un’infrastruttura di sorveglianza così ampia.
Dan Jørgensen ribadisce che l’obiettivo rimane la protezione dei minori, ma che ciò deve avvenire senza trasformare le piattaforme digitali in strumenti di sorveglianza indiscriminata, rispettando i confini della privacy e della libertà individuale.
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