Nel panorama sempre più complesso dell’interazione tra esseri umani e intelligenza artificiale, arriva una novità che ha già scatenato un acceso dibattito: “Rent a Human”, la piattaforma digitale che consente agli agenti di intelligenza artificiale di cercare, prenotare e pagare persone reali per svolgere compiti nel mondo fisico. Ideata dall’ingegnere informatico Alexander Liteplo, questa piattaforma rivoluziona il tradizionale rapporto tra uomo e macchina, mettendo gli esseri umani a disposizione delle AI per mansioni che queste ultime non possono eseguire.
Il funzionamento di Rent a Human: un mercato per il lavoro umano al servizio delle AI
La piattaforma si presenta come un vero e proprio mercato in cui gli umani possono “mettersi in affitto”. Dopo la registrazione, infatti, gli utenti compilano un profilo personale dettagliando competenze, disponibilità e tariffa oraria, espressa in stablecoin, la criptovaluta utilizzata per i pagamenti. Gli agenti IA, tramite API o MCP (Multi-Channel Protocol), possono quindi selezionare il collaboratore più adatto alle proprie esigenze e affidargli incarichi che spaziano da attività semplici come il ritiro di pacchi o la consegna di fiori, fino a mansioni più complesse come il controllo di stringhe di codice o l’organizzazione di documenti.
Il messaggio che campeggia sul sito, “I robot hanno bisogno del tuo corpo”, sottolinea l’impossibilità delle AI di interagire direttamente con il mondo fisico, affidandosi così a una forza lavoro umana “in affitto”. In meno di 48 ore dal lancio, la piattaforma ha attirato oltre 23.000 iscritti, con tariffe orarie che variano da 5 a 500 dollari, coinvolgendo sia lavoratori della gig economy che professionisti e studenti.
Un nuovo ecosistema digitale: l’uomo come estensione fisica dell’IA
Rent a Human si inserisce in un contesto più ampio di strumenti e piattaforme governati da agenti artificiali autonomi, come Moltbook e OpenClaw, dove il ruolo umano si riduce spesso all’input iniziale, mentre le macchine operano in autonomia. Come osserva Vincenzo Cosenza, esperto di tecnologie digitali, “Internet sarà sempre più machine to machine, popolata da software che agiranno con gradi diversi di autonomia per nostro conto e dialogheranno tra loro”. In questo scenario, gli esseri umani rischiano di diventare “visitatori di questo zoo”, spettatori di un mondo in cui le AI assumono un ruolo sempre più centrale anche nella gestione delle attività quotidiane.
Il fenomeno di Rent a Human testimonia dunque una svolta epocale nel rapporto uomo-macchina, facendo emergere nuove sfide etiche e sociali legate all’automazione e alla ridefinizione del lavoro nell’era digitale.






