Roma, 12 febbraio 2026 – La Russia compie un ulteriore passo verso l’autarchia digitale con il lancio di Max, una “super app” che si propone come alternativa nazionale a WhatsApp, recentemente bloccata nel paese per non conformità alle normative locali. L’app, sviluppata dalla società tecnologica VK, si configura come un ecosistema integrato che combina messaggistica, pagamenti digitali e servizi governativi.
Max: la super app russa che unisce comunicazione e servizi digitali
Ispirata al modello della cinese WeChat, Max offre agli utenti russi un ventaglio di funzionalità che vanno oltre la semplice chat. Attraverso l’app, infatti, è possibile inviare messaggi, scambiare file multimediali, effettuare chiamate audio e video, ma anche accedere all’eCommerce e ai pagamenti digitali. Non manca l’integrazione con i servizi pubblici, come la piattaforma governativa Gosuslugi, che consente agli utenti di ottenere informazioni regionali, pagare tasse e scaricare documenti ufficiali in modo rapido e centralizzato.
Lanciata in versione di prova nel marzo 2025, Max è diventata da settembre dell’anno scorso un’app preinstallata su tutti i nuovi smartphone e tablet venduti sul mercato russo, raggiungendo così una base potenziale di circa 100 milioni di utenti. VK, la società che la sviluppa, è controllata da entità vicine allo Stato, segnando un consolidamento del controllo governativo sulle infrastrutture digitali.
Privacy e sicurezza sotto la lente: assenza di crittografia end-to-end
Un aspetto critico che distingue Max da WhatsApp e altre app di messaggistica è la mancanza di crittografia end-to-end, la tecnologia che protegge i messaggi rendendoli illeggibili a terzi durante il trasferimento tra mittente e destinatario. Questo ha sollevato preoccupazioni da parte di associazioni per i diritti umani e esperti di tecnologia, tra cui Amnesty International, che evidenziano rischi significativi per la privacy e la sicurezza degli utenti.
Il blocco di WhatsApp da parte delle autorità russe rappresenta il culmine di una strategia più ampia di Mosca, volta a creare infrastrutture di comunicazione sovrane e a ridurre la dipendenza da servizi digitali occidentali. Questo processo si inserisce in un contesto di crescente isolamento digitale, avviato con la sperimentazione della RuNet, una intranet nazionale per disconnettersi da Internet globale, e proseguito con lo sviluppo di piattaforme come NashStore e Rossgram, alternative rispettivamente agli store digitali occidentali e a Instagram.
Secondo l’associazione per i diritti digitali Na Svyazi, la Russia sta rimuovendo sempre più siti dalla sua directory nazionale dei nomi di dominio, includendo piattaforme popolari come YouTube, Facebook e BBC. L’accesso a questi siti è ormai possibile solo attraverso l’uso di VPN, il cui impiego è aumentato sensibilmente dall’inizio del conflitto in Ucraina.
Questa nuova fase segna un ulteriore passo verso la costruzione di un ecosistema digitale indipendente e controllato dallo Stato russo, mettendo in discussione i principi di privacy e libertà digitale.






