Roma, 19 febbraio 2026 – Parte ufficialmente un ambizioso progetto italiano per l’installazione di un’antenna sulla Luna dedicata alla rilevazione delle onde gravitazionali, increspature dello spazio-tempo generate da eventi cosmici estremi come la fusione di buchi neri. L’iniziativa è stata avviata grazie a un accordo siglato da un consorzio italiano guidato dal Gran Sasso Science Institute e che coinvolge l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Università di Camerino.
Il progetto dell’antenna sulla Luna
Il progetto, selezionato nel 2023 dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) quale proposta di eccellenza nell’ambito delle missioni lunari, ha ottenuto il massimo riconoscimento e un finanziamento iniziale dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per i primi due anni di studi preparatori. Questi si concentreranno sullo sviluppo tecnologico degli strumenti e sull’analisi della propagazione delle onde gravitazionali e delle onde sismiche nel suolo lunare. L’eventuale estensione delle attività è prevista oltre il 2027.
La sfida consiste nel realizzare un rilevatore capace di sfruttare la Luna stessa come parte integrante del sistema di misura, una soluzione che potrebbe rivoluzionare l’astrofisica. Diversamente dagli interferometri terrestri, come Virgo in Italia o LIGO negli USA, l’antenna lunare potrebbe captare segnali da fonti cosmiche molto lontane e fornire dati unici sulla struttura interna e sui terremoti lunari. La proposta è stata recentemente approfondita in uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal, con la collaborazione di oltre 80 ricercatori internazionali coordinati dal professor Jan Harms del Gran Sasso Science Institute.
Innovazioni tecnologiche e prospettive scientifiche
Il progetto Lunar Gravitational-Wave Antenna (LGWA) prevede l’installazione di sensori altamente sensibili al polo sud della Luna, dove le condizioni ambientali sono ottimali per questo tipo di misurazioni. I nuovi sismometri lunari, molto più sofisticati rispetto alle strumentazioni degli anni ’70, permetteranno di misurare con precisione senza precedenti i moonquakes e di studiare la formazione e la composizione del satellite naturale della Terra.
Roberto Della Ceca, direttore dell’Osservatorio astronomico INAF di Brera, sottolinea il potenziale rivoluzionario di questa tecnologia: «Potremo osservare segnali provenienti da sistemi binari compatti, da nane bianche fino a enormi buchi neri a distanze cosmiche». Marco Olivieri, sismologo dell’INGV, evidenzia inoltre l’importanza dei dati per la scienza lunare, in grado di far luce sui meccanismi interni del satellite.
Il progetto sta ora affrontando una fase cruciale di valutazione tecnico-scientifica, che richiede la collaborazione multidisciplinare e il coinvolgimento di molteplici istituzioni italiane ed europee. L’esperienza maturata dall’Italia nelle tecnologie spaziali e nelle esplorazioni lunari rappresenta un elemento chiave per il successo di questa impresa all’avanguardia.






