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Home Tecnologia

Google punta allo spazio: data center in orbita dal 2027, OpenAI progetta razzi

Google punta a rivoluzionare l’infrastruttura digitale globale con data center solari in orbita entro il 2027, mentre OpenAI esplora nuove frontiere nello spazio

by Marco Andreoli
10 Dicembre 2025
Google I/O 2025

Google I/O 2025 | Pixabay @hapabapa - alanews

Il panorama tecnologico globale si prepara a una nuova frontiera: la conquista dello spazio da parte delle Big Tech. Google ha annunciato il lancio dei primi data center in orbita terrestre entro il 2027, un progetto ambizioso che promette di rivoluzionare il modo in cui gestiamo l’infrastruttura digitale mondiale. Nel frattempo, OpenAI, la celebre azienda di intelligenza artificiale guidata da Sam Altman, ha esplorato la possibilità di entrare nel settore dei razzi spaziali, sebbene alcuni progetti non siano andati a buon fine. Questa corsa allo spazio vede protagonisti colossi tecnologici che intendono estendere la loro influenza oltre il nostro pianeta.

Google e il progetto Suncatcher: data center alimentati dal Sole nello spazio

Il CEO di Google, Sundar Pichai, ha recentemente confermato in un’intervista che l’azienda sta pianificando di avviare entro il 2027 un esperimento con piccoli gruppi di server collocati su satelliti in orbita. L’obiettivo è testare questa nuova tecnologia, che potrebbe portare, nel prossimo decennio, a una nuova modalità di costruzione e gestione dei data center. L’idea è stata anticipata dall’annuncio del progetto Suncatcher: una rete di satelliti interconnessi alimentati dall’energia solare, dotati di chip proprietari AI Tensor Processing Unit (TPU), in grado di sfruttare l’energia del Sole per garantire prestazioni elevate senza gravare sull’ambiente terrestre.

Sundar Pichai, indiano naturalizzato statunitense e alla guida di Google dal 2015, è una figura chiave in questo percorso di innovazione. Con un passato da ingegnere e manager di prodotti di successo come Google Chrome e Android, Pichai sta guidando l’azienda verso un futuro in cui l’infrastruttura digitale si espanderà nello spazio, riducendo l’impatto ambientale e aumentando l’efficienza energetica.

Questa iniziativa si inserisce nel più ampio contesto di una spinta globale verso la sostenibilità e l’innovazione tecnologica, che vede Google impegnata non solo a innovare sul piano tecnologico ma anche a rispettare rigidi standard ambientali.

Sam Altman e i sogni spaziali di OpenAI

Parallelamente, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha manifestato da tempo l’interesse per la conquista dello spazio, immaginando un futuro in cui i data center potrebbero orbitare intorno alla Terra. Nel settembre 2024, Altman aveva dichiarato che investirebbe “migliaia di miliardi” nel progetto di portare i server nello spazio, un’idea che fino a poco tempo fa sembrava fantascientifica.

Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, OpenAI aveva avviato trattative per acquisire Stoke Space, una società produttrice di razzi, con l’intento di entrare nel settore dei lanci spaziali e controllare direttamente la tecnologia necessaria a questo scopo. Le trattative, iniziate nell’estate del 2024, sono però naufragate in autunno, lasciando incerto il futuro di questi piani spaziali.

Nel frattempo, Altman ha affrontato momenti di forte turbolenza all’interno di OpenAI, con la sua rimozione da AD e la successiva riconferma nel novembre 2023, supportato da un nuovo consiglio di amministrazione e dal CEO di Microsoft Satya Nadella, che ha sottolineato l’importanza strategica di Altman per l’azienda.

La visione di Altman rimane comunque chiara: portare l’intelligenza artificiale a un livello superiore, anche grazie a infrastrutture innovative che potrebbero includere satelliti con capacità di calcolo avanzate in orbita, riducendo la dipendenza da data center terrestri e ampliando la potenza computazionale disponibile.

L’impatto delle Big Tech sulla nuova corsa allo spazio

La scelta di Google di investire in data center spaziali non è casuale e riflette una tendenza crescente delle grandi aziende tecnologiche di estendere la loro presenza oltre i confini terrestri. Il progetto Suncatcher di Google si propone di utilizzare l’energia solare nello spazio per alimentare reti di server AI, un connubio tra sostenibilità e innovazione tecnologica, reso possibile dall’ampia scala e dalle risorse dell’azienda.

La scelta di portare i data center in orbita risponde anche a esigenze pratiche: la crescente domanda di potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale e i servizi cloud sta mettendo sotto pressione le infrastrutture terrestri, sia in termini di consumo energetico sia di spazio fisico. La soluzione spaziale, alimentata da energia solare, potrebbe rappresentare una svolta nella gestione di questi sistemi, aprendo la strada a un modello più sostenibile e performante.

In questo contesto, la rivalità tra Google e OpenAI si fa sempre più strategica, con progetti e investimenti che potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui la tecnologia digitale viene concepita e utilizzata, sia sulla Terra sia oltre l’atmosfera.

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