Pechino, 8 gennaio 2026 – Il reattore a fusione nucleare cinese East (Experimental Advanced Superconducting Tokamak) ha ottenuto un importante risultato scientifico, avvicinandosi ulteriormente all’obiettivo della produzione di energia da fusione. Un esperimento condotto sul plasma ha dimostrato che è possibile mantenere la sua stabilità anche a densità estremamente elevate, a patto che l’interazione con le pareti del reattore venga attentamente controllata. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances, rappresenta un passo fondamentale per superare un ostacolo che ha rallentato fino ad oggi i progressi nel campo della fusione nucleare.
Nuovo traguardo nella stabilità del plasma
Lo studio ha fornito la prima conferma sperimentale della teoria di auto-organizzazione di parete e plasma (Pwso), proposta da ricercatori francesi del Centro nazionale per la ricerca scientifica e dell’Università di Aix-Marseille. Secondo questa teoria, se l’interazione tra plasma e pareti metalliche raggiunge un equilibrio preciso, si può ottenere un “regime di assenza di densità”, ovvero uno stato stabile anche a densità di plasma superiori ai limiti conosciuti. Per raggiungere questo risultato, i ricercatori cinesi hanno ottimizzato la pressione iniziale del gas combustibile e applicato il riscaldamento tramite risonanza ciclotronica elettronica nella fase di avvio di ogni scarica. Ciò ha ridotto impurità e perdite di energia, consentendo una crescita costante della densità del plasma fino al raggiungimento del regime stabile.
Il significato del record di East nella fusione nucleare
East, che si configura come un “sole artificiale” grazie alla capacità di riprodurre in laboratorio le condizioni della fusione nucleare stellare, ha recentemente stabilito un record mondiale mantenendo il plasma stabile per 1066 secondi, più del doppio del precedente primato di 403 secondi. Questo risultato è cruciale perché il mantenimento del plasma stabile a lungo termine è prerequisito fondamentale per la futura accensione del reattore, cioè il momento in cui la fusione si autoalimenta producendo energia in modo continuo.
Il progresso di East si inserisce nel panorama internazionale della ricerca sulla fusione nucleare, che vede coinvolti anche progetti come ITER in Europa e altre iniziative in Corea e Stati Uniti. L’Italia partecipa attivamente a questo sviluppo, essendo entrata nel comitato direttivo dell’International Fusion Materials Irradiation Facility (IFMIF-DONES), struttura destinata a studiare i materiali per i futuri reattori a fusione, con un ruolo strategico per la ricerca energetica europea e globale.






