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Home Tecnologia

ChatGpt sotto accusa: “Citata Grokipedia su Iran e Olocausto, rischi per l’affidabilità delle fonti”

L’inchiesta del Guardian riaccende il dibattito sull’affidabilità delle fonti AI: Grokipedia sotto accusa per contenuti controversi e rischi di disinformazione online

by Giacomo Camelia
26 Gennaio 2026
ChatGPT

ChatGPT | Shutterstock - alanews

Milano, 26 gennaio 2026 – OpenAI, la celebre società statunitense di ricerca sull’intelligenza artificiale, è finita sotto i riflettori per una vicenda legata all’utilizzo di fonti ritenute controverse da parte del suo chatbot ChatGPT. Secondo un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian, ChatGPT avrebbe attinto ripetutamente a contenuti presenti su Grokipedia, un’enciclopedia online legata a Grok, il chatbot sviluppato da xAI, società di Elon Musk e integrata nel social network X.

Il logo di Grok
Il logo di Grok | Shutterstock – alanews

L’uso di Grokipedia da parte di ChatGPT

L’indagine ha evidenziato che ChatGPT ha fatto riferimento a Grokipedia almeno nove volte per rispondere a oltre una dozzina di domande, fra cui quelle riguardanti il legame tra il governo iraniano e la compagnia di telecomunicazioni MTN-Irancell. Inoltre, il chatbot ha citato Grokipedia anche per risposte relative a Richard Evans, storico britannico noto per essere stato testimone in un processo contro il negazionista dell’Olocausto David Irving.

Grokipedia, lanciata nell’ottobre 2025 da xAI, si presenta come una concorrente di Wikipedia ma è stata oggetto di numerose critiche, tra cui quelle dei ricercatori della Cornell University. Questi ultimi hanno rilevato che l’enciclopedia includeva fonti poco affidabili, come 42 citazioni dal sito neonazista Stormfront e oltre 12.500 riferimenti da fonti di bassa credibilità.

Di fatto, anche altri chatbot basati su intelligenze artificiali avanzate, come Claude di Anthropic, sono stati riscontrati utilizzare Grokipedia in modo simile.

La risposta di OpenAI e le implicazioni sulla sicurezza

In merito al rapporto del Guardian, OpenAI ha chiarito che il suo modello GPT-5.2 effettua ricerche su una vasta gamma di fonti pubblicamente disponibili sul web, applicando tuttavia rigorosi filtri di sicurezza per minimizzare il rischio di riportare contenuti critici o potenzialmente dannosi. L’azienda ha quindi negato che l’uso di Grokipedia sia privo di controlli, sottolineando l’importanza di bilanciare l’ampiezza delle fonti con la qualità e l’affidabilità delle informazioni offerte.

La vicenda di ChatGPT solleva importanti interrogativi sull’affidabilità delle fonti utilizzate dalle intelligenze artificiali e sulla necessità di implementare sistemi di controllo più efficaci per evitare la diffusione di disinformazione, soprattutto su temi sensibili come la storia e la politica internazionale.

OpenAI, fondata nel 2015 e guidata da figure di spicco come Sam Altman, continua a essere un attore centrale nel panorama globale dell’IA, con un occhio attento alle sfide etiche e tecniche che questa tecnologia comporta. Nel frattempo, le discussioni sull’uso di Grokipedia e il suo impatto sui chatbot di nuova generazione restano aperte, accompagnate da un’attenta osservazione da parte della comunità scientifica e mediatica.

Tags: ChatGPTGrokOpenAI

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